“Quando non avevamo niente”, recensione di Fausta Spazzacampagna

E’ difficile parlare degli spettacoli di Silvia Frasson….. è difficile rinchiudere nelle parole le emozioni, le risate, la commozione, quel fuoco d’artificio di luoghi, persone, avvenimenti che lasciano senza fiato. Storie e avvenimenti, spazio e tempo, acquistano dimensioni diverse: sei in Cina e stai guardando i cinesi dalle manine veloci e sei immediatamente proiettato alla corte di Augusto il visionario…..e mentre ti immedesimi nella triste sorte del giovane alchimista ecco che ti trovi catapultato, tra varie peripezie, in Italia, nella villa di Doccia del marchese Ginori. Qui comincia l’avventura della manifattura di Doccia e dei suoi operai, dal sogno di una vita che non sia quella del contadino alla dura realtà del lavoro, con tutte le trasformazioni che avvengono dal 1735 ad ora…. 5 fermate e 5 momenti di racconto…continui cambiamenti di scena, apparire e sparire di personaggi, dove scene e personaggi non ci sono, sono tutti creati dai mille gesti, dalle mille voci, dalla curiosità, dal brio di Silvia Frasson che ti trascina al limite della commozione e ti stravolge le carte in tavola con una risata e tanta ironia….. E lo struggente finale, l’incontro col vecchio operaio tra sguardi e ricordi…e la dolce canzone con la quale Silvia si allontana….. Finisce lo spettacolo……non è mica vero…ma il finale non si racconta…