A.T. Sapienza, 3,1-9: felicità dei buoni
3,1 Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
2 Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
3 la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
4 Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
5 Per una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé:
6 li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come un olocausto.
7 Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;
come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
8 Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
9 Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;
coloro che gli sono fedeli
vivranno presso di lui nell’amore,
perché grazia e misericordia
sono riservate ai suoi eletti.

Grazie Mauri!
"Mi piace""Mi piace"
Grazie a te Alina. 🙂
"Mi piace""Mi piace"
La morte non regna. Riflessioni intorno a Sap 3,1-9
Il brano della Sapienza che ci proponi, Daniela, va letto con molta attenzione. Può apparire pleonastica questa affermazione ma ritengo che ricordarcelo sia cosa buona. Infatti “letture”, anche con atteggiamento di preghiera, ma fatte senza chiedere al Padre, nel nome di Gesù Cristo, cosa intende comunicarci, sono quanto mai frequenti. Questo atteggiamento – ritorno sul termine, importantissimo quest’anno dedicato alla Fede – autoreferenziale nei confronti della Parola, contribuisce a creare “visioni fondamentaliste” tanto dell’A.T. quanto del N.T.
Vorrei sottolineare un aspetto fondamentale sul quale poco ci soffermiamo nel leggere il Libro dei Libri: OGNI SINGOLA PAROLA DELL’A.T. CI PARLA DI GESÙ.
Leggiamo quindi questo passo chiedendo allo Spirito Santo l’aiuto che ci occorre.
“Vieni Spirito Santo, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo Amore”
Cerchiamo nella Sapienza, prima e dopo Sap. 3,1-9…
Conoscerti, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la tua potenza è radice di immortalità. Sap 15,3
Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Sap 2,19
Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà. Sap.2,20
Quindi, il malvagio vive e ragiona a modo suo. Il malvagio si sente minacciato dal “giusto” ossia da chi ama Dio (Sap 15,3), sicché, lo ostacola in ogni modo (Sap 2,19), addirittura arriva a dire: “condanniamolo a una morte infame perché, secondo le sue parole il soccorso gli verrà” (Sap 2,20).
Appare evidente come la sorte del giusto, considerata superficialmente, cioè da “sguardo umano” che è “lo sguardo dello stolto”, risulti essere il tormento della morte, una sciagura, una rovina, un castigo, una punizione.
Nel profondo invece, il giusto non è tormentato, anzi è nelle mani di Dio, nella pace. La sua vita è un’offerta degna di Dio e nel giorno dell’incontro con il Padre, parteciperà alla sua regalità (governa, ha autorità), ricevendo quindi nel mondo del Creatore un potere particolare.
Ecco che la realtà della morte non è cancellata, ma subisce una meravigliosa metamorfosi. Attenzione, questo non riguarda ciò che sarà, ma è nel presente che la sofferenza non è ciò che sembra; già ora la giustizia è più forte della morte, è immortale ( […] perché la giustizia è immortale. Sap 1,15). Per chi vede oltre, il martirio è un momento privilegiato di rivelazione. Nell’apocalisse biblica infatti, la promessa della vita eterna si è illuminata proprio a partire dall’esperienza della persecuzione.
E qui siamo al paradosso: prova, castigo, rovina, rappresentano la vera dignità dell’uomo di fronte a Dio cioè LA CAPACITÀ DI DONARSI.
Questo è il vero punto dolente dell’uomo, credente e non credente…non è capace di donarsi. In altre riflessioni che abbiamo affrontato è emersa questa verità, nevvero Daniela?
Gesù ci dice: vivete in alto, vivete alle altezze delle Beatitudini…vivete al vertice insuperabile dell’amore e della fiducia. E ci dona il suo comandamento più importante: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Gv. 15,12
Attenzione, non dice: amate me, come io vi ho amati. Dice: amatevi come io vi ho amati. Donatevi…perché nel sacrificio di sé l’uomo vince la paura della morte e si rende “degno di Dio”, capace di piena comunione con lui.
Quando celebriamo l’Eucarestia, ascoltiamo cosa dice (cioè cosa chiediamo come comunità) la preghiera eucaristica: “Egli (lo Spirito Santo) faccia di noi un sacrificio perenne a Te gradito, perché possiamo ottenere il regno promesso insieme con i tuoi eletti”, con Maria, gli apostoli, i martiri e tutti i santi, cioè con tutti quelli che hanno fatto della loro vita un dono (infatti sacrificio perenne in latino è: munus aeternum cioè dono eterno). Quindi non siamo cannibali, ma ci nutriamo del dono che Gesù ha fatto di sé. Ci nutriamo dell’Eucarestia per divenire come Gesù. Questo ci ha chiesto con: Fate questo in memoria di me.
Ecco che la vita e la morte trovano il loro senso.
Che meraviglia questa Sapienza!!!
La vita e la morte: la danza perfetta
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Gv 12,24
Per fruttificare, il chicco di grano deve essere distrutto.
Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, si mettano nelle mani del loro Creatore fedele e continuino a fare il bene. 1 Pt 4,19
Per concludere questa riflessione che la Sapienza ci ha donato, chiediamo a Giovanni, il discepolo che Gesù amava:
Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. 1 Gv 3,14)
Nella pasqua del Signore ogni morte è superata. Chi ama è nella vita.
Vieni Spirito Santo, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo Amore.
Scusate, mi son dilungato…abbiate pazienza. 🙂
"Mi piace""Mi piace"
Grazie perchè ogni giorno trovo spunti per pregare e meditare attraverso queste Gocce di Fede. Alina
"Mi piace""Mi piace"
prego 🙂
"Mi piace""Mi piace"
Così scriveva Salomone intorno al 20 a.c. quando ancora Gesù non aveva aperto il velo sulla realtà di Dio, sulla Resurrezione, sulla vita eterna, ……
Grazie alle “gocce di fede” che Daniela ci propone e alla loro bellezza, dovrebbe tornarci la voglia di aprire nuovamente (o per la prima volta) il Libro dei Libri – sia l’Antico che il Nuovo – per ritrovare le radici profonde della nostra vita
"Mi piace""Mi piace"
grazie, carissima, mi associo al tuo augurio 🙂
"Mi piace""Mi piace"