Maria Venturi e la sottoscritta, di Daniela Domenici

Sono passati almeno tre lustri da quando ho collezionato, e letto, tanti libri di Maria Venturi, che non sapevo fosse nata nella mia Firenze e che nonostante l’età anagrafica continua a scrivere e pubblicare romanzi con un’energia straordinaria.
Dopo tanti anni ho sentito il desiderio di rileggerli e ho capito perché abbia ancora così tanto successo: la sua fantasia nell’immaginare trame unita alla bravura nella caratterizzazione dei protagonisti sia attraverso i dialoghi che la descrizione psicologica rendono i suoi libri, anche dopo tanto tempo, avvincenti a tal punto che si divorano in un soffio, anche in una sola giornata, come mi è capitato per “In punta di cuore”, “Chi perdona ha vinto”, “I giorni dell’altra” e “L’amore stretto” che ho recensito tre settimane fa
In ognuno dei quattro c’è sempre, al centro, una figura femminile dalle mille sfaccettature, Lucia nel primo, Cecilia nel secondo, Caterina nel terzo e Laura nel quarto, che si trovano a vivere rapporti complicati, dolorosi, appassionati da cui alla fine, con la propria forza interiore, in modi diversi, riusciranno a emergere vincenti.
Ho scritto questa recensione “collettiva” (ed è la prima volta che lo faccio) perché sono profondamente e perdutamente ammirata dalla sua fantasia inesauribile, ne vorrei avere una minima goccia (lo dichiaro pubblicamente con umiltà, per ora ho scritto solo saggi, nessun romanzo); rileggerò anche gli altri suoi libri che posseggo e sono sicura che saranno ancora emozioni e commozione per le tante altre donne protagoniste.
Grazie Maria.