Piccole bugie, di Jacqueline Winspear, recensione di Paola Naldi

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Ci sono dei libri particolarmente adatti a periodi in cui alla lettura si può dare più spazio.
In questo romanzo la protagonista è Maisie Dobbs, psicologa e investigatrice. Una giovane donna di cui si evidenziano soprattutto il carattere forte, sensibile, intuitivo, senza slanci emotivi, ma capace di grande empatia.
Risolve i suoi casi con grazia e intelligenza, superando Scotland Yard e l’ispettore Stratton, che la stima e la segue con attenzione.
Maisie si trova ad indagare su tre diversi casi, due dei quali alla fine risultano intrecciati tra loro.
Siamo a Londra nel 1930 e ancora sono vivi i ricordi della tragedia della guerra. Molti non conoscono il destino dei propri cari dispersi e si rivolgono a spiritisti e indovini, pur di avere qualche informazione o contatto con le persone amate e perdute.
Sir Cecil Lawton, per rispondere alle ultime volontà della moglie, incarica Maisie di confermare che il proprio figlio Ralph sia morto in Francia, per l’esplosione del suo aereo e non ancora vivo, come aveva sostenuto la moglie sino alla fine.
L’amica Priscilla vuole conoscere la sorte del fratello Peter, unico della sua famiglia distrutta, di cui non si conosce la sepoltura.
Infine la tredicenne Avril Jarvis è accusata di omicidio, ma Maisie è convinta della sua innocenza.
Maisie si trova coinvolta in queste vicende, che la riportano ai tempi in cui, appena diciasettenne, aveva fatto l’infermiera volontaria in un ospedale per soldati feriti. Non ha mai perdonato a se stessa di essersi salvata quando l’ospedale era stato colpito e l’amato Simon era stato ferito mortalmente, rimanendo per sempre paralizzato e mentalmente distrutto.
La storia si svolge tra Inghilterra e Francia, in ambienti magistralmente “ricostruiti” anche nei minimi dettagli.
Maisie deve schivare vari pericoli, c’è chi cerca in più occasioni di ucciderla. Viene sostenuta dall’assistente Billy Beale e da un personaggio ambiguo, che però l’aveva salvata dalla depressione in cui era caduta a guerra finita.
La protagonista ha poi il dono di “sentire” le emozioni delle persone con cui si rapporta.
Quelle che scopre non sono “piccole bugie”, ma grandi inganni, che hanno comunque permesso ad alcuni personaggi di avere una nuova vita. C’è poi la volontà di vendetta di chi non ha mai perdonato a Maisie di avere testimoniato tanti anni prima in un processo…
Il romanzo è corposo, ma si legge agevolmente, perché la prosa è vivace e scorrevole. Il ritmo narrativo non ha momenti di sospensione, per cui la trama è avvincente.
Jacqueline Winspear è nata nel Kent. Dopo aver studiato e lavorato a Londra, si è trasferita negli Stati Uniti. Con la serie che ha per protagonista l’investigatrice Maisie Dobbs ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’Edgar Award per il miglior romanzo e l’Agatha Award per il miglior romanzo d’esordio. Il suo romanzo The Care and Management of Lies è stato finalista al Dayton Literary Peace Prize nel 2015.