accadde…oggi: nel 1919 nasce Amrita Pritam, di Vittorio Crippa

Chi è Amrita Pritam? Una prima risposta a questa domanda è semplicemente: Amrita Pritam è una delle più grandi scrittrici indiane (del Punjab, o comunque dovremmo più correttamente dire pakistana naturalizzata indiana), nata esattamente cento anni fa e celebrata oggi a livello mondiale dal consueto doodle di Google (2019) che la ritrae simbolicamente insieme ad alcune rose nere (che richiamano il titolo della più famosa raccolta di poesie di Amrita Pritam, almeno di più ampia traduzione e diffusione, ovvero “Rose nere ed esistenza”).
Ma per capire meglio Amrita Pritam questo non basterebbe. E non solo perchè è una figura totalmente aliena alla cultura occidentale, ma perchè nella sua lunga e artisticamente prolifica vita, Amrita Pritam ha percorso strade così diverse tra loro che per riuscire a immedesimarsi in lei servirebbero anni di studi. Anzi, in un certo senso, Amrita Pritam, un po’ come visse la decolonizzazione dell’India e il suo passaggio nel paese del Mahatma dal Pakistan, di strada cercò di seguirne sempre una sola, la sua, che tortuosamente e precocemente la portò in contatto con mondi diversi e “contaminò” la sua cultura. Basti pensare che lei, figlia di padre Sikh, addirittura di un mistico della sua comunità, disse di aver smesso di credere in Dio a soli 11 anni. L’essere cresciuta in un clima di stretta osservanza religiosa, sotto l’autorità di un padre inflessibile non ha fiaccato la curiosità e la passione per la scrittura di Amrita che ricorda – in una sua autobiografia ufficiale – di quando scrisse a 10 anni il suo primo poema e il padre ne venne a conoscenza. Per paura lei addirittura negò di aver scritto quel poema e lo attribuì a “un amico”. Il padre non credette alla bugia e la colpì con un violento schiaffo. Questo episodio ha segnato il rapporto di Amrita Pritam con la religione, l’autorità paterna (e maschile di quegli anni) e con la letteratura. “Così” disse “ho tentato di rinnegare la mia prima poesia, ma l’opera stessa si ribellò all’idea di essere disconosciuta e tornò da me accompagnata da uno schiaffo”.
AMRITA PRITAM, PROMESSA A 4 ANNI
E se il rapporto con la religione Sikh e il padre era molto molto difficile, assai complesso fu il rapporto con il primo (e unico, perchè non si sposò più, nonostante ebbe altri uomini) marito. Il motivo è presto detto, e intuibile. Amrita Pritam fu promessa all’età di quattro anni e si sposò a sedici. Inutile dire che con l’amore quel matrimonio non centrava nulla e la donna ne soffrì molto. Amrita si definiva troppo giovane per capire i suoi bisogni di donna allora, ma nel tempo la personalità che si andava formando la spingeva verso una crescente insofferenza verso quel legame, arrivando a definire la “moglie” come il nome dato a una donna spezzata. Soffriva anche perchè, essendo di rango elevato, vedeva consumarsi nelle mura domestiche dinamiche di vita violente sia da un punto di vista fisico che psicologico anche verso la servitù domestica e tra marito e moglie al loro servizio. Non è un caso infatti che la quasi totalità dei personaggi femminili delle novelle di Amrita attingessero al suo carattere e alla sua personale esperienza quanto alle vicende, alle storie e al carattere delle donne che conosceva, e del loro desiderio, sopito e celato di felicità. E per questo i suoi romanzi divisero molto l’opinione pubblica. Il motivo lo spiega bene Amrita Pritam stessa. “Nella tradizione letteraria le donne sono spesso rappresentate come deboli e malate nelle loro aspirazioni e nella ricerca di realizzazione. E non c’è alcun problema a raffigurarle così. I problemi nascono quando si tenta di descrivere la loro voglia di riscatto e i desideri realizzati, l’indipendenza e il tentativo di emergere da quella sofferenza. Nei miei romanzi le donne hanno la forza di cercare e vivere la vita che avevano immaginato”. Amrita Pritam non accettava anzitutto le storture della tradizione, che imponeva rigidità che per noi sono intollerabili solo a sentirle nominare, ma ebbe comunque nonostante il dichiarato ateismo rapporti con uomini profondamente religiosi, pur distaccandosi dalla comunità Sikh e avvicinandosi al Sufismo (quel tanto che le bastò a guadagnarsi ampio discredito nella società religiosa del tempo).