Lisa Regan e alcuni suoi gialli, recensione di Paola Naldi

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Lisa Regan (1971) è un’autrice di bestseller che hanno come protagonista la detective Josie Quinn. Per chi ama i thriller, i suoi libri hanno tutte le caratteristiche necessarie per gli amanti del genere: coinvolgenti, pieni di colpi di scena, ben strutturati, con adeguate descrizioni psicologiche dei personaggi, tengono col fiato sospeso sino alla fine.

Lisa è membro di Sisters Crime, International Thriller Writers of America. Ha una laurea in Inglese e un master in pedagogia presso la Bloomsburg University.

Ha scritto anche parecchi libri per bambini.

Dopo aver letto un suo romanzo, scelto quasi per caso, ho voluto leggerne altri con la stessa protagonista e nessuno mi ha deluso…

La ragazza senza nome

Quando la Detective Josie Quinn viene chiamata in una grande casa alla periferia della piccola città di Denton, rimane inorridita dalla ferocia dell’attacco che vi trova: vetri rotti, mobili in frantumi e schizzi di sangue sul pavimento. Una giovane donna giace gravemente ferita, c’è una culla vuota e un bambino è scomparso…L’unica pista a disposizione di Josie è una giovane e bella donna sorpresa a fuggire dalla scena del crimine, ma quando viene interrogata, si scopre che questa misteriosa ragazza non sa chi sia, da dove venga o perché sia così spaventata…

A rendere ancora più complessa la vicenda, c’è anche la scomparsa di Luke, fidanzato di Josie, in qualche modo coinvolto nel rapimento del bambino.

Si cerca di trovare a ogni costo il bambino rapito e dietro tutto c’è un insospettabile personaggio della città…

Josie Quinn, la protagonista della serie è una donna dal passato drammatico, con un’infanzia devastante. Lei però ha trovato la necessaria determinazione per seguire un percorso professionale in cui crede e a cui sacrifica anche la vita privata…

La sua tomba nascosta

Due ragazzi scoprono ossa umane sepolte sotto un albero, in un bosco nei pressi di un parcheggio per roulotte. La detective Josie Quinn si precipita sulla scena del crimine con la sua squadra. Conosce il posto, legato a un’infanzia tremenda, con una madre crudele e inquieta. Da bambina giocava anche lei in quel bosco, perché lì era più felice e lontana dalla madre violenta, Belinda Rose.

Un raro reperto dentale conferma che le ossa appartengono a un’adolescente in affidamento, uccisa trent’anni prima, Belinda Rose… A Belinda si collegano vicende di persone in vista della città.

Josie scopre una serie di verità sul suo passato e il motivo per cui non è mai stata amata dalla madre.

Si ricostruisce a poco a poco la vicenda di Belinda, che ormai anziana, non è cambiata e perseguita quella che ha sempre dichiarato essere sua figlia…

Nella storia si alternano ricordi del passato di Josie e un presente rocambolesco, per cui alla fine scopre la verità sulla sua vera famiglia…

La confessione finale

Quando sua collega Gretchen viene accusata di omicidio, perché tutti gli elementi sono contro di lei, Josie è l’unica a credere nella sua innocenza. Un ragazzo è stato trovato morto nel vialetto di casa sua, a suo carico sono gli indizi e le tracce, sua la pistola. Ci sono però elementi strani: una fotografia appuntata sul colletto del morto e la sparizione della stessa Gretchen.

Lavorando 24 ore su 24, Josie cerca tutto quello che può convalidare la sua idea, ma si trova bloccata quando Gretchen si consegna alla polizia. Anche in quel momento non riesce a credere che la sua collega sia un’assassina. Per conto proprio continua a investigare e quando una coppia viene trovata morta, scopre elementi comuni con omicidi dalle stesse caratteristiche, opera di un serial killer mai trovato, che aveva agito dieci anni prima.

Intanto è scomparso anche un amico del ragazzo ucciso…

Dopo una serie di colpi di scena, alla fine si svela il doloroso passato di Gretchen e il motivo per cui si è auto-denunciata.

Un susseguirsi di emozioni e varianti inaspettate!