Boccadoro e il cappotto rosso, di Armando D’Amaro, Fratelli Frilli editori 2018, recensione di Daniela Domenici

Qualche mese fa ho avuto il piacere di leggere e recensire “Nero dominante”, il primo libro della serie che ha per protagonista il commissario Boccadoro e che si svolge a Genova nel 1938
Questo è il secondo che ha luogo sempre a Genova nel novembre dell’anno dopo. Nella mia precedente recensione ho scritto “D’Amaro regala al commissario una famiglia unita composta dalla moglie Elena, da due figlie, Giulia e Irma, e un figlio, Umberto, che sono la sua oasi di pace tra una indagine e l’altra. Lo scrittore ha la straordinaria capacità di trasmettere la mentalità, le atmosfere e i costumi della Dominante (Genova) in quel determinato periodo storico, dopo le guerre d’Africa e il colonialismo, con un’attenta, dettagliata e accurata ricostruzione storica che s’intreccia con la trama gialla: complimenti!” ripeto e rinnovo questi miei complimenti allo scrittore perché il suo è soprattutto uno splendido romanzo storico che si tinge anche di giallo. Questa volta Boccadoro e il suo fido collaboratore Boccacini devono scoprire chi abbia ucciso una ragazza, Iside, e quando sembra che sia stato/a assicurato/a alla giustizia un nuovo colpo di scena rimescolerà le carte.
Complimenti di vero cuore a D’Amaro per come descrive la sua (e ormai anche mia) Genova in quegli anni con una straordinaria attenzione ai dettagli, dall’abbigliamento ai mezzi di trasporto ai negozi come se fosse vissuto davvero in quegli anni: standing ovation!