Luise Adolpha Le Beau, la musica come professione femminile, di Barbara Belotti

Luise Adolpha Le Beau. La musica come professione femminile

Luise Adolpha Le Beau voleva insegnare alle giovani donne del suo tempo che la musica, al di là del piacere di eseguirla e di ascoltarla, può trasformarsi in un percorso di vita indipendente. Un’importante prospettiva per le ragazze del XIX secolo. Per rendere concreta questa opportunità di autonomia, la compositrice e musicista fondò nel 1878 una scuola musicale privata destinata ad accogliere le ragazze delle classi colte nella speranza che riuscissero a costruirsi un futuro indipendente come insegnanti di musica e pianoforte; a questo riguardo scrisse anche due saggi, uno sull’educazione musicale delle giovani donne e l’altro sulla musica come professione femminile. Dedicò gran parte dei suoi studi di musicologa al mondo della composizione musicale femminile, facendo conoscere le opere poco conosciute o del tutto ignorate delle compositrici del passato. Il suo obiettivo era far emergere dall’oblio i nomi e le creazioni di queste artiste e, attraverso un’analisi rigorosa di quanto prodotto musicalmente dalle donne, creare “una genealogia” femminile nel tentativo di evitare lo scontato e continuo confronto, sempre impari, con i compositori maschi.

Luise Adolpha Le Beau nacque a Rastatt, nell’allora Granducato di Baden, il 25 aprile del 1850. Il padre Wilhelm, ufficiale dell’esercito, e sua moglie Karoline Barack furono d’accordo nell’incoraggiare i primi passi nel campo musicale della loro bambina che, all’inizio, ebbe come insegnante proprio il padre. Il talento c’era e ancora molto giovane Luise Adolpha, anche se rigorosamente separata dagli studenti maschi, cominciò a studiare pianoforte, violino e a comporre i primi brani. Il debutto avvenne all’età di diciotto anni a Karlsruhe con l’interpretazione, ben accolta, di concerti di Beethoven e di Mendelssohn. Negli anni della formazione furono importanti gli incontri con alcuni protagonisti della musica del tempo come Franz Liszt, Johannes Brahms e Clara Wieck Schumann che, nel 1873, le impartì alcune lezioni di pianoforte. L’anno successivo, nel 1874, Luise Adolpha partì per una serie di concerti nel Paesi Bassi accompagnata dalla madre ma, come ricordò nelle sue Memorie di una compositrice, la tournée ebbe pesanti ricadute sul suo fragile stato di salute.
La formazione e la carriera musicale di Luise Adolpha fecero un salto di qualità significativo quando nel 1876, accompagnata e sostenuta dai genitori, si trasferì a Monaco. Gli anni bavaresi furono per lei molto fruttuosi e inizialmente felici, le sue doti di pianista e di violinista vennero apprezzate dagli addetti ai lavori e dal pubblico, vinse concorsi internazionali di composizione raccogliendo sempre critiche benevole. Dopo due anni dal trasferimento a Monaco, Luise Adolpha fondò la scuola musicale femminile privata impegnandosi direttamente nell’insegnamento della teoria musicale e del pianoforte e, nello stesso periodo, cominciò a scrivere per la rivista Algemeine Deutsche Musik-Zeitung di Berlino, collaborazione che la tenne impegnata fino a quando la giovane artista non decise di cessare il suo contributo, stanca delle manomissioni e dei tagli ai suoi articoli da parte dell’editore. L’attività di compositrice invece proseguì. Nel 1882 vinse il primo premio in un concorso internazionale con la Sonata per violoncello e pianoforte op. 17 e nello stesso anno compose la partitura dell’opera Ruth — Scene bibliche n. 27 per solisti, coro e orchestra.

Nonostante l’attenzione ricevuta, la vita artistica di Luise Adolpha a Monaco cominciò a incontrare difficoltà, soprattutto nel trovare musicisti disposti a lavorare con lei e a eseguire i suoi brani. Decise nel 1885, insieme ai genitori ormai in là con l’età ma sempre consapevoli e orgogliosi della figlia, di trasferirsi a Wiesbaden e di proseguire l’attività di composizione alternandola con l’insegnamento di teoria musicale e lezioni di canto; notava, sicuramente con amarezza, le difficoltà che in patria incontravano le sue composizioni, alcune delle quali, però, furono eseguite a Sidney e a Costantinopoli.
Nelle sue Memorie Luise Adolpha Le Beau ha riportato il personale dispiacere per gli anni vissuti a Wiesbaden, scrivendo di intrighi contro di lei e la sua attività di compositrice. Forse per questo motivo nel 1890 decise, sempre insieme agli anziani genitori, di trasferirsi a Berlino sperando che l’ambiente della grande città potesse comprendere le sue creazioni e, in maniera continuativa, permetterne l’esecuzione. Ma anche a Berlino le disillusioni e le amarezze per Luise Adolpha furono molteplici. Continuando a insegnare musica, si dedicò alla composizione di brani e a duplicare la partitura musicale e le parti vocali dell’opera Hadumoth. op. 40, scritta precedentemente a Wiesbaden; utilizzò allo scopo un torchio litografico a mano nella speranza, andata poi delusa, di riuscire a far eseguire il suo lavoro.

Il mondo musicale maschile concedeva poca attenzione alle sue creazioni e le capitò anche che, inviata la partitura del suo Quartetto d’archi op. 34 al violinista e direttore d’orchestra Joseph Joachim per una revisione, questi la lasciò per un intero anno fra le sue carte senza eseguire quanto la musicista aveva richiesto.
Anche nel campo dell’insegnamento le amarezze non mancarono. Nonostante il compositore tedesco Georg Vierling, membro della Accademia reale delle arti di Berlino, l’avesse segnalata per un posto di docente presso la Scuola reale di musica, l’incarico non le venne assegnato perché le regole dell’istituzione musicale berlinese non prevedevano la docenza di una donna.
Lasciata Berlino nel 1893, Luise Adolpha e i suoi genitori si trasferirono a Baden-Baden dove alcuni suoi lavori furono eseguiti dall’orchestra cittadina, anche grazie all’interessamento e al sostegno della duchessa Luise von Baden che ne seppe apprezzare il valore.
Tra il 1896 e il 1900 morirono i suoi genitori, che mai le avevano fatto mancare il sostegno, anche economico, e Luise Adolpha dedicò loro l’opera fiabesca Il califfo incantato op. 55 che, però, non poté vedere eseguita oltre i confini della città di Baden-Baden. Stanca e delusa Luise Adolpha smise di comporre intorno al 1903.
Come ebbe a ribadire in più di un’occasione e a scrivere nelle sue Memorie di una compositrice, pubblicato nel 1910, i suoi lavori furono accolti con benevolenza e considerazione ma mai con gli stessi riconoscimenti e le stesse valutazioni che sarebbero state rivolte a un uomo. Per sua stessa ammissione i concerti da lei eseguiti e le sue composizioni non ebbero riconoscimenti economici, come pure i suoi scritti di critica musicale. Solo le lezioni le consentirono di poter vivere dignitosamente insieme all’aiuto della famiglia. Eppure la sua è stata una produzione musicale solida, capace di spaziare dai concerti per solo pianoforte (ben 19) ai brani di musica da camera (26), dalle sinfonie alle opere e alle partiture per pianoforte e orchestra, con anche 18 brani per coro e 47 Lieder. Un’eredità musicale corposa ma poco conosciuta e riconosciuta per la quale Luise Adolpha cercò di battersi nonostante i numerosi impedimenti. Quando era ancora in vita, vide la pubblicazione delle canzoni, dei brani per pianoforte e per coro e quelli di musica da camera, mentre furono numerose le opere e le composizioni orchestrate non pubblicate e in molti casi ancora oggi inedite, a eccezione dell’opera Ruth – Scene bibliche n. 27 pubblicata nel 1885 a Lipsia, ma mai ristampata successivamente.

Luise Adolpha Le Beau non fu una compositrice innovativa, lavorò nel solco tracciato dai grandi musicisti che costituivano i capisaldi dei suoi interessi e delle sue passioni musicali. Volle affrontare la composizione non limitandosi a scrivere canzoni o brani per solo pianoforte, entrambi campi musicali ritenuti idonei alla creatività femminile, ma si cimentò con opere e sinfonie per le quali servivano partiture orchestrali ricche e complesse. Per eseguire questo tipo di composizioni, però, erano necessari numerosi musicisti, direttori d’orchestra e spazi idonei, cioè avere a disposizione una larga rete di relazioni artistiche, professionali e organizzative che nel tempo non aveva potuto costruire, visto che la sua formazione era avvenuta in modo separato rispetto ai coetanei. Riuscì a far conoscere e ascoltare le sue creazioni ma in maniera episodica, senza la continuità necessaria e rimanendo, di fatto, ai margini di un mondo musicale profondamente maschile e misogino, poco disposto ad aprirsi alla creatività femminile.
Gli ultimi anni della sua vita furono difficili. Nel 1914 le sue risorse economiche erano quasi tutte prosciugate, fu costretta a trasferirsi in un alloggio più piccolo ed economico e continuò a mantenersi impartendo lezioni di musica e pianoforte alle ragazze. Solo nel 1922, cinque anni prima di morire, grazie alla generosità del genitore di un suo allievo, ottenne un vitalizio economico. Luise Adolpha Le Beau morì a Baden-Baden il 17 luglio 1927.