morte di uno scrittore, di Håkan Nesser, recensione di Antonella Sacco

Morte di uno scrittore * Håkan Nesser * impressioni di lettura

(Titolo originale “Rein”, trad. Carmen Giorgetti Cima; originale pubblicato nel 1996; edizione italiana da me letta Ugo Guanda Editore del 2018)

I romanzi in cui si parla di uno scrittore (o di una scrittrice) mi attirano sempre: è soprattutto per questo che ho preso in biblioteca “Morte di uno scrittore”.

Una volta iniziata la lettura ho subito trovato un altro motivo che ha accentuato il mio interesse: il protagonista (che racconta in prima persona) è un traduttore che ha tradotto quasi tutti i romanzi dello scrittore di cui si parla nel titolo (solo nella versione italiana), Rein. Perché questo? Perché nel mio romanzo “La grande menzogna” si parla di un traduttore e di uno scrittore (anche lui morto), ed ero curiosa di scoprire se vi fossero altre analogie.

Proseguendo nella lettura, però, non ne ho trovate. Le due trame di sviluppano in modi molto diversi. Quella di Nesser è decisamente più gialla della mia.

Più gialla, sì, ma con un finale abbastanza prevedibile.

Il protagonista (David Moerk, il traduttore) non è un bel personaggio, o meglio non è una bella persona, come personaggio è invece ben rappresentato e caratterizzato. La sua storia in qualche modo si specchia in quella che Rein (lo scrittore) narra nel suo ultimo romanzo, che ha scritto prima di suicidarsi; anche lui è una persona sgradevole (lo pensa anche Moerk).

Il romanzo, comunque, non mi ha intrigata poi molto, l’inizio mi era sembrato più promettente.