lo scandalo dell’osservatorio astronomico, di Giorgio Scerbanenco, recensione di Antonella Sacco

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(prima pubblicazione ed edizione da me letta Sellerio 2011)

Come si legge in una sorta di postfazione scritta da Cecilia Scerbanenco, figlia dello scrittore e curatrice delle sue opere, il romanzo, per vicissitudini del dattiloscritto legate alla guerra, non è stato pubblicato dallo scrittore, ma solo in tempi recenti da lei, che lo ha ritrovato fra i documenti paterni. È stato scelto di pubblicare il romanzo (del 1943) senza alcun editing, per non modificare il testo in modi che avrebbero potuto non essere approvati dall’autore; la mancanza di questo passaggio si avverte a tratti, ma complessivamente la lettura non ne risente poi troppo.

Un gruppo di quattro astronomi da mesi sta lavorando, con osservazioni e calcoli, alla ricerca di un nuovo pianetino; fra i quattro vi è una donna, che un giorno viene quasi strangolata. Il colpevole del gesto sembrerebbe essere un impiegato assunto da poco, che soffre di disturbi mentali da quando, un paio di anni prima, è morta sua sorella, e che ha tentato di uccidere anche un’altra donna, incontrata per strada.

Il poliziotto che viene incaricato di indagare, Arthur Jelling, non è però convinto che il giovane sia l’autore del tentato omicidio della studiosa; lo interroga più volte, anche con l’aiuto di un amico psichiatra, e scopre che certi elementi della sua fissazione (si crede un marziano inviato in missione sulla Terra) nascondono indizi utili per capire come sono andate le cose.

La trama è piuttosto originale, a mio parere e molto spazio è dato alla malattia mentale e, in certo senso, a cercare di comprenderne i meccanismi. Le associazioni che Jelling individua fra elementi della realtà e le fantasie del giovanotto mi hanno ricordato quelle fra gli elementi del sogno e i ricordi rimossi del passato del protagonista (Gregory Peck) del film di Hitchcock “Io ti salverò” (1945), che vengono decifrate dalla dottoressa Petersen (Ingrid Bergman).

L’intreccio è abbastanza semplice, e non è difficile intuire il finale, ma la lettura è piacevole.