l’arte della fuga, di Fredrik Sjöberg, recensione di Antonella Sacco

L’arte della fuga – Fredrik Sjöberg * Impressioni di lettura

(Titolo originale “Flyktkonsten”, trad. Fulvio Ferrari; originale pubblicato nel 2006; edizione italiana da me letta Iperborea 2017)

L’autore di questo libro dev’essere un uomo curioso. Non per nulla (stando al risvolto di copertina) è uno scrittore, entomologo, collezionista, giornalista culturale ed è uno dei maggiori esperti di mosche.

Dev’essere curioso, perché un giorno, dopo aver visto un quadro che rappresentava un pino ed esserne molto colpito, decise di scoprire tutto (tutto quel che si poteva scoprire e che si poteva raccontare) sul suo autore, un pittore svedese poco conosciuto in patria ma abbastanza noto negli Stati Uniti, Gunnar Widforss (1879-1934), conosciuto come il pittore dei parchi nazionali (a un sentiero nel parco del Grand Canyon è stato dato il suo nome e così pure a una cima).

Il libro è dunque una sorta di biografia di Gunnar Widforss, basata sulle lettere che l’artista aveva scritto alla madre e ad alcuni amici e su conversazioni che Sjöberg ha avuto con persone che lo avevano conosciuto; si potrebbe dire quasi che si tratta di una sorta di “diario della ricerca” delle informazioni e delle tracce lasciate da Widforss, tracce che portano lo scrittore a ripercorrere le sue orme (letterlmente, anche per i parchi americani).

Qua e là l’autore narra anche brevi resoconti di episodi a lui stesso capitati, il cui ricordo è in qualche modo evocato dalle vicende del pittore; aggiunge anche alcuni flash di storia americana, ad esempio uno sull’origine della gomma da masticare e quello sul tentativo, poi fallito, di dotare l’esercito americano di cammelli, più adatti dei cavalli per attraversare i deserti (anni 1855- 1857).

Il modo di raccontare è molto fluido e originale, la biografia di Widforss sembra, in parte, la “scusa” per scrivere un diario personale, certo incompleto e solo per qualche pagina.

Quando ho iniziato la lettura dei primi capitoli (diciamo i primi due, forse meno) mi sono chiesta se abbandonare il libro: a me di Gunnar non importava niente e nemmeno del perché avesse tanto affascinato Sjöberg. Però, anche se adesso non finisco un libro se sento che non fa per me per non sprecare il mio tempo, in questo caso qualcosa mi ha spinta a proseguire e ne sono stata contenta: questa biografia che è anche un romanzo e in parte un diario mi è piaciuta.

Su Wikipedia si possono vedere le foto di quattro acquerelli di Gunnar Widforss; l’acquerello era la tecnica preferita dal pittore.

Sinossi

«Le esperienze artistiche possono essere travolgenti quasi quanto gli amori», pensa Fredrik Sjòberg quando in una casa d’aste di Stoccolma rimane folgorato dal dipinto di un pino. Spinto dalla sua proverbiale passione per tutto ciò che è insolito, scopre che l’artista è Gunnar Widforss (1879-1934), tanto sconosciuto in Europa quanto amato in Nord America, dove è considerato «il pittore dei parchi nazionali» e ha dato il proprio nome a una cima del Grand Canyon. Comincia così un’avventura sulle tracce di opere, lettere e fonti sperdute per ricostruire la vita, la vocazione e l’ossessione di questo inquieto acquerellista: un vagabondo squattrinato alla solitaria ricerca di bellezza, stretto tra il bisogno di creare e l’ansia di riuscire, che dopo aver girato mezzo mondo pianta la sua tenda nello Yosemite e dedica i suoi giorni a ritrarre i più suggestivi paesaggi d’oltreoceano. Un viaggio che conduce Sjòberg in Nevada, Arizona e Colorado, nella wilderness di Emerson e Thoreau, attraverso la storia delle riserve, naturali e indiane, con il dubbio se servano più a proteggere o a ghettizzare. Un racconto che si snoda tra curiosità storiche e aneddoti spassosi, dalla nascita dell’industria del chewing gum alla carovana di cammelli che aprì la Route 66, dalla luce dei dipinti di Turner al tacchino che Benjamin Franklin voleva al posto dell’aquila come simbolo degli Stati Uniti. Irresistibile affabulatore, Sjòberg ci fa appassionare a un altro dei suoi eccentrici outsider con un nuovo capitolo della sua riflessione sul rapporto tra uomo e natura.