venere privata, di Giorgio Scerbanenco, recensione di Antonella Sacco

(prima pubblicazione 1966; edizione da me letta Garzanti – Gli elefanti 2001)
Comincio dalla fine, ma non del romanzo, bensì del libro: in fondo al volume è riportata l’autobiografia dell’autore: “Io, Vladimir Scerbanenko“, di 28 pagine, molto interessante e illuminante sulla sua poetica; è scritta in modo garbato, ma è pervasa di una sorta di dolce amarezza, un po’ come i suoi romanzi (almeno quelli che fino ad ora ho letto).
Il romanzo è, appunto, amaro, sia per il tema trattato che per il modo di raccontarlo, con una sorta di rassegnazione che per essere più precisa potrei indicare come lotta rassegnata o ribellione rassegnata, che per il finale. È amaro per l’ambientazione e perché è pervaso dalla consapevolezza che il male non si può vincerlo; si può combatterlo, certo, ma non si riuscirà mai a eliminarlo.
Duca Lamberti, il protagonista, è un medico appena uscito di prigione dove ha scontato una pena per aver fatto un’iniezione mortale a un’anziana paziente che voleva morire; non può più esercitare la professione e ha bisogno di un lavoro. Accetta uno strano incarico, procuratogli dal commissario Luigi Càrrua: tentare di salvare dal vizio di bere il giovane figlio di un ricco industriale. L’uomo, dopo aver spiegato a Lamberti cosa vuole da lui, lo presenta al figlio, Davide, e torna a Milano, lasciandoli nella sua villa. L’ex medico inizia subito il suo compito accertando lo stato di salute del ragazzo, le sue inclinazioni sessuali. Capisce abbastanza presto quale sia la causa del vizio di Davide e scopre anche una piccola traccia che conduce a un suicidio che potrebbe essere un omicidio ed è convinto che scoprire la verità sia anche la medicina per curare il problema di Davide. Lamberti, con la collaborazione di Davide stesso e di un agente alle dipendenze di Càrrua, Mascaranti, indaga.
Il rapporto che si instaura fra Lamberti e Davide è di rispetto e anche di stima e nelle indagini formano una sorta di squadra, con l’ex medico che conduce.
Anche in questo romanzo, come fra i vari personaggi ne “La sabbia non ricorda”, i due si danno sempre del lei, e questo, abituati come siamo a usare ai giorni nostri con molta più frequenza il tu, mi dà una sensazione strana, come se rendesse i dialoghi più ovattati.
La trama gialla in realtà non è una vera e propria investigazione, nel senso che non ci sono diversi sospettati uno dei quali è il colpevole; ma qui mi fermo per non anticipare troppo.
I personaggi mi sono piaciuti e Duca Lamberti si è già collocato fra i miei preferiti.
Sinossi
Si imparano molte cose in tre anni di carcere passati a raccogliere le storie d’innocenza dei propri compagni di cella, tutti Abele uccisi da Caino e tutti Adamo corrotti da Eva. Duca Lamberti – un ex medico condannato per aver aiutato un’anziana paziente a morire – in prigione ha imparato ad ascoltare, e a non parlare troppo.
Per questo un ricco imprenditore, Pietro Auseri, lo ha scelto per un compito che gli sta particolarmente a cuore: salvare il figlio Davide da un’improvvisa depressione annegata nell’alcool. Forse per riscattare la sua vita dedicata agli altri, o forse solo per curiosità, Lamberti accetta di prendersi cura del giovane Auseri, entrando in confidenza con lui fino a stanare il segreto che lo ha gettato nel buio. È una storia che porta alle strade poco battute della periferia di Milano, dove la nebbia custodisce i segreti di amanti e criminali che si dividono la notte, fino al corpo di una giovane ragazza che cercava una vita migliore e ha trovato la morte. Gli unici indizi, un rullino di fotografie bollenti e una donna combattiva, Livia, che applica alla realtà gli imperativi categorici della filosofia. In una città tentacolare e seduttiva come le anime peccatrici che la abitano, Duca Lamberti ha cominciato a indagare.
La serie dei romanzi con Duca Lamberti protagonista
Venere privata (1966)
Traditori di tutti (1966)
I ragazzi del massacro (1968)
I milanesi ammazzano al sabato (1969)