accadde…oggi: nel 1931 nasce Elisa Frauenfelder, di Vincenzo Sarracino

Ho conosciuto Eliana Frauenfelder (Elisa per l’anagrafe) agli inizi degli anni Settanta, in piena contestazione giovanile. Correva l’anno accademico 1972/73 ed aveva ricevuto il suo primo incarico di insegnamento di Pedagogia nel Corso di Laurea in Filosofia presso l’Università “Federico II” di Napoli, dopo aver conseguito, l’anno precedente, la Libera Docenza in Storia della Pedagogia.
Proveniva da un lungo tirocinio di studi e di ricerche come “assistente volontario” e, poi, come “assistente ordinario”, con Cecilia Motzo Dentice di Accadia, figura femminile di spicco della filosofia e della pedagogia partenopea e nazionale.
Fu, infatti, la professoressa Motzo che l’avviò, dapprima agli studi storico-educativi (cfr. lo scritto su Albertina Necker de Saussure; su Leon Battista Alberti) che, poi, continueranno con i saggi su Choderlos de Laclos e l’educazione delle donne, su Tommaso Campanella e la Città del Sole, su Giuseppe Lombardo Radice e la Didattica Viva e, poi, alla ricerca pedagogica generale con un’attenzione particolare al rapporto con la Filosofia.
Ciò premesso, tentare una sintesi del lavoro pedagogico ed educativo di Elisa Frauenfelder non è del tutto agevole e nemmeno facile.
I suoi studi e le sue ricerche spaziano, infatti, dall’ambito storico pedagogico a quello della pedagogia generale e speciale, a quello della didattica, per poi specializzarsi, nell’ultima parte della sua carriera, nell’approfondimento epistemologico e teorico nel campo del rapporto tra biologia e pedagogia, delle neuroscienze e della costituzione delle Scienze Bioeducative, interpretate e discusse sia tenendo conto della loro valenza pedagogica che di quella didattica.
Dal punto di vista temporale, poi, la formazione della studiosa napoletana, relativa sia allo studio dei modelli pedagogici, sia allo sviluppo e alla pratica della didattica, nella scuola e nell’Università e negli altri contesti formativi, si articola e si specifica lungo l’arco di tempo di circa un sessantennio, estendendosi dagli anni Sessanta fino al momento del suo trapasso, il 31 dicembre del 2017, prima presso l’Università Federico II, poi, nell’ultimo ventennio, presso Suor Orsola Benincasa, a Napoli.
Ed è, comunque, nell’ultimo ventennio orsolino che la pedagogista napoletana si specializza nelle ricerca sulle Scienze Bioeducative e ne diventa una delle antesignane a livello nazionale.
Scrive, in proposito, la Frauenfelder stessa: “Nelle scienze bioeducative un discorso sulla formazione considera l’apprendimento come centro di convergenza moltiplicativa a cui possono essere ricondotti gli apporti di tutte quelle discipline la cui competenza perennemente si intreccia con quella più specificamente pedagogica; in esse le potenziali prospettive di studio si avvalgono in
modo rilevante dei contributi della ricerca neuroscientifica, contributi rielaborati nel rispetto dell’identità pedagogica ma, nello stesso tempo, nella consapevolezza della necessità di correlare all’analisi pedagogica – seppur, naturalmente, attraverso percorsi differenti – discorsi volti alla interpretazione e alla comprensione dell’individuo nella sua interezza, fenomeno complesso, sinergico, dinamico e multidimensionale” (cfr. E. Frauenfelder, I cardini bioeducativi della forma
zione: sviluppo e processi apprenditivi, in E. Frauenfelder, F. Santoianni (a cura di) Le scienze bioeducative. Prospettive di ricerca, p.39; cfr. anche E. Frauenfelder, F. Santoianni, (a cura di) Le scienze bioeducative. Prospettive di ricerca, Napoli, Liguori, 2002).
Tuttavia, anche senza mai abbandonare questo settore, la studiosa napoletana, almeno nell’ultimo decennio, dedica i suoi sforzi alla realizzazione di due obiettivi principali:
a) quello di mantenere l’unitarietà del Gruppo Napoletano di Pedagogia, nonostante lo sviluppo, nel corso degli anni, dei molti filoni autonomi di ricerca dei vari allievi;
b) quello di contribuire ad una formazione riflessiva della classe docente, nell’attualità del momento storico, con una particolare attenzione alla necessaria revisione, teorica e pratica, del curricolo formativo dei docenti di sostegno.
Per quanto riguarda il primo obiettivo esprimeva, sempre più spesso, negli ultimi tempi, la sua preoccupazione che il Gruppo Napoletano di Pedagogia non riuscisse a mantenere la sua salda coesione, quell’intesa, cioè, sia politica che culturale, sia accademica che di ricerca, che, pur nel rispetto degli avviati autonomi e differenziati percorsi di studi e di ricerca (in “pedagogia sociale”, in “pedagogia politica”, in “storia delle istituzioni e dei modelli educativi”, in “ricerca bio-educativa”, in “educazione psicomotoria e corporea”, in “filosofia dell’educazione”, ecc.) si era andata sviluppando nel corso del tempo, tanto da diventare esempio a più livelli in sede locale e nazionale.
Per quanto concerne il secondo obiettivo, la Professoressa Frauenfelder era convinta che la scuola potesse costituire, ieri come oggi, nonostante le innumerevoli difficoltà a più livelli, il luogo della formazione dell’uomo e del cittadino, di una formazione democratica attenta al bene comune ed anche riscatto sociale ed intellettuale.
Per questo motivo, nell’ultimo biennio, aveva abbracciato la causa della formazione in servizio dei docenti, a scuola e presso l’Università, favorendo in prima persona iniziative di indagine e di ricerca, di progettazione e valutazione delle pratiche educative, partecipando attivamente agli eventi di Suor Orsola indirizzati all’Alta formazione ed incentivando anche progetti decentrati presso le sedi scolastiche, eventi, del resto, tuttora in corso, che occupano spazi consistenti di approfondimento pedagogico e di “buone pratiche didattiche”.
Eliana Frauenfelder lascia un vuoto incolmabile personale, culturale, pedagogico, per il suo carisma e le sue modalità accoglienti, per la sua straordinaria capacità di valorizzare tutti e ciascuno, dentro e fuori l’Università, nel Gruppo Napoletano di Pedagogia e fuori di esso.
Al Suor Orsola, la sua “casa” dell’ultimo ventennio, veniva definita da tutti come la “Signora della Pedagogia”.
Il suo lavoro di studiosa e di “maestra” è, d’altra parte, tangibile in tutti gli Atenei campani, dove suoi allievi occupano posti di rilievo nella ricerca e negli incarichi accademici.
Sul piano nazionale, il suo lavoro ha ricevuto, tra i molti altri, un definitivo riconoscimento con l’attribuzione dell’alta onorificenza di “Cavaliere della Repubblica” e con il prestigioso “Premio alla carriera” della “Società Italiana di Pedagogia”.
Sul piano personale ho perso un punto di riferimento forte: una maestra, una collega saggia e competente, un’amica unica ed insostituibile.