l’estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi, di Tatiana Țîbuleac, recensione di Paola Naldi

Libri per pensare

L’ estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi è un romanzo che si apprezza man mano che si prosegue nella storia.

L’inizio è inquietante:

“Quella mattina in cui la odiavo più che mai, mia madre aveva compiuto trentanove anni. Era piccola e grassa, stupida e brutta. Era la madre più inutile che fosse mai esistita. La guardavo dalla finestra mentre se ne stava al cancello della scuola come una mendicante….” (pag.9)

La storia è quella di un rapporto rotto, tra Aleksy e sua madre, che viene ricostruito faticosamente proprio in un’estate, quella degli ultimi mesi di vita della donna.

Aleksy ha un passato emotivamente instabile, con l’abbandono del padre e la morte di sua sorella Mika: tutti eventi che in qualche modo attribuisce alla madre. Il dolore per la morte della figlia ha portato la madre a lasciare solo Aleksy, che per questo nutre verso di lei un risentimento profondo.

A un certo punto la mamma chiede al figlio di passare con lei le vacanze in un villaggio della Francia e in cambio promette di comprargli l’automobile tanto desiderata.

Aleksy rinuncia a passare tre mesi con i suoi amici per seguire la madre in un posto sconosciuto, solo per, finalmente, potersi poi separare da lei: ogni desiderio del ragazzo ruota infatti attorno al liberarsi della donna, perché a lei attribuisce gran parte delle sue mancanze e dei suoi fallimenti.

Inizialmente la casa in cui abitano appare inospitale, circondata da campi di girasole e il paese vicino offre poco: un mercato in cui fare la spesa e qualcuno con cui chiacchierare. Il ragazzo passa all’inizio le giornate dondolando su un’amaca e cercando in qualche modo di passare il tempo.

In questo isolamento i due devono fare i conti con se stessi. Aleksy inizia a considerare in modo diverso sia sua madre che il paese in cui si trova. La madre un po’ alla volta cambia: accanto alla trasformazione del corpo, dovuta a una causa ben precisa, avviene un mutamento agli occhi del figlio. La donna si dimostra piacevole, intelligente, capace di intrecciare rapporti e raccontare storie.

“Quello sguardo – che avevo aspettato ed elemosinato durante tutta l’infanzia e per il quale mi sarei separato di buon grado da tutti i miei risparmi di bambino parsimonioso – lo ricevevo ora gratis. Mia madre, sorridente e benevola, me lo offriva finalmente su un vassoio, come nei grandi magazzini dove belle commesse offrono prodotti scaduti agli ingenui”.

La madre diventa più bella ei suoi occhi verdi sempre più intensi. I due trovano una nuova intesa, sino all’epilogo finale.

“Mia madre, nonostante fosse quasi sparita, era indescrivibilmente bella. La sua faccia, che in passato aveva il triplo mento, si era sciolta e adesso ne rimaneva solo un triangolo con due punti verdi. Il triangolo era adagiato su un collo lungo e sottile, che si girava adagio a destra ea sinistra, senza fare il minimo rumore, come una costruzione perfetta.”(pag.213)

«Alla morte ci pensi solo quando stai morendo, Aleksy, soltanto quando stai morendo, ed è una stupidaggine, una gran stupidaggine. Perché la morte è la cosa più probabile che possa capitare a una persona, molto più di tutti i suoi sogni. Difatti è l’unica cosa che succederà con la sicurezza. Per questa ragione, Aleksy, non fare mai le cose male, pensando di avere il tempo di rimediare, perché non ce l’avrai. Il tempo che avrai, lo userai solo per altre scemenze e per morire più in fretta».(pag.160)

L’imminenza della morte spinge la madre a vivere intensamente questi giorni estivi ea condividere tutto col figlio, tutto ciò che non hanno mai fatto insieme. Si deve ora concentrarsi e rendere le giornate emozionanti. Aleksy le rimane vicino e sente di poterla perdonare e amare e di portare per sempre con sé il ricordo di una madre ritrovata.

La storia è come divisa in due parti: nella prima il ricordo di quell’estate di “rinascita” e nella seconda le motivazioni che hanno portato al ricordo. La storia è stata scritta e narrata in prima persona da Aleksy, diventato un artista famoso, per suggerimento del suo psicoterapeuta, per superare un momento di blocco creativo. Nella seconda parte altri personaggi: il padre che li aveva abbandonati, Moira, la ragazza conosciuta in Francia, l’assistente e amico Sacha e la nonna, cui è molto legato. Passato e presente infine si ricollegano e si trova un filo conduttore.

Un romanzo commovente e intenso, che intreccia morte e perdono, alternando asprezza e tenerezza.

Scrittura notevole!

Tatiana Țîbuleac nasce nel 1978 a Chișinău, nella Repubblica di Moldavia. Si diploma al liceo Iulia Hasdeu di Chișinău e si laurea alla facolta di Giornalismo e Scienze della Comunicazione dell’Università Statale della Moldavia. Diventa conosciuto al pubblico nel 1995, quando dà inizio alla rubrica Storie vere sul quotidiano «Flux». Dal 1999 fa parte della squadra pro tv Chișinău in qualità di reporter, redattrice e presentatrice del telegiornale. Attualmente vive a Parigi, dove lavora nel campo audiovisivo. Ha anche un blog: http://www.tatiana-tibuleac.net . Il suo debutto letterario avviene con Fabule moderne, Urma Ta, Chișinău 2014, di cui confronta una seconda edizione per Libris Editorial di Brașov nel 2016. Il suo secondo libro, L’estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi , ha ricevuto il Premio dell’Unione degli Scrittori di Romania.