Sogno un mondo senza etichette, un mondo fatto di persone, editoriale di Giusi Sammartino

“Sogno un mondo senza etichette, un mondo fatto di persone”.  

Carissime lettrici e carissimi lettori,

ciao Mauro. Ho iniziato con te la mia esperienza in cronaca. Da subito ho imparato a riscrivere e rileggere un testo in termini non libreschi, adatti alla cosiddetta pagina culturale, ma non alla cronaca. Me lo hai insegnato con determinata dolcezza. In quegli anni con te al “Messaggero” mi hai indicato anche la pazienza e l’inevitabile soluzione dei problemi. Per me indimenticabile quella serata, era ormai chiuso l’inserto Quartieri gloria del direttore Vittorio Emiliani, in cui io, agitatissima, ti annunciai da casa che l’articolo già scritto era letteralmente scomparso dal mio computer. Mi rispondesti calmo, come sempre, chiedendomi solo se sarei riuscita a dettarlo, arrivando in redazione. Chiaramente lo feci. L’articolo comparve regolarmente sull’edizione del giorno dopo. Imparai da te anche questo: la calma per risolvere.

Nella foto che ti ricorda, sull’annuncio della tua morte data nel quotidiano dove poi sei passato, sei insieme a Ezio Mauro, tuo direttore. Da qui ti vedo diverso da allora, come la vita vuole, mi ispiri rispetto e calma, come una volta da quando eri in cronaca a via del Tritone, o quando ti venni a trovare, per qualche saggio consiglio che potevi darmi, nel nuovo giornale, a piazza Indipendenza. Dalla foto non perdo la sensazione di allora di quel cameratismo che sapevi creare con chi lavorava con te, che rendeva il clima sereno. Quella sì, la serenità, l’ho ritrovata in quella foto di archivio che dava notizia del tuo non stare più tra i viventi. Uno scatto di anni, come per i ricordi, e ti ho ritrovato giovane come quando mi hai risposto al telefono da casa mentre mi dicevi che stavi cullando, per addormentarla, la tua prima figlia, lei, allora, appena arrivata in questo modo.

Un altro ricordo, sempre personalissimo, mi lega ad una donna per la quale sento l’orgoglio di averla vista entrare, per caso e per scelta, nella mia vita e ora, in questo mese di inizio anno, un mese che l’anno ormai passato ha visto gli ultimi giorni di mia madre (il 19 gennaio). Mi è arrivata notizia della sua uscita da questa nostra realtà vivente. Eddi Billi (13 febbraio 1933) un giorno nel giardino della Casa delle donne di via della Lungara ricordava una sua cara amica, immaturamente scomparsa, Irene Giacobbe, anche lei femminista e attivista, figura fondante e importante della Casa e del femminismo romano. Eddi Billi mi sorprese e commosse leggendo in ricordo dell’amica le parole che le avevo dedicato quel giorno sulla rivista che allora dirigevo. Lei scriveva: “Sogno un mondo senza etichette, un mondo fatto di persone”.  E questo dà un’immagine completa, intensa di chi fosse Edda Billi. “Addio a Edda Billi – annunciano di lei sulla pagina social di un gruppo femminista. Qualsiasi parola è vana davanti alla scomparsa di Edda. Nella vita affettiva, amicale e femminista, sempre nel solco del coraggio e della poesia, ha creduto e praticato, con generosità e lungimiranza, l’utopia, suo terreno identitario e simbolico”. Di Billi ha scritto Lea Melandri: “Presidente onoraria dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale che contiene al suo interno settanta realtà, tra cui Telefono Rosa e Il paese delle Donne. Ha contribuito a fondare la Casa Internazionale delle Donne di Roma. Dirigente di Archivia, Biblioteca Archivi Centri Documentazione delle Donne, che raccoglie le produzioni teoriche e pratiche del movimento femminista e lesbico dalla fine degli anni Sessanta. Poeta con le raccolte di poesie “Isolanotte” e “Donnità”. Nata a Massa Marittima il 13 Febbraio 1933. Si era dichiarata lesbica sin da giovanissima cosa che le aveva portato enormi problemi a scuola e in famiglia. Erano gli anni ’50 e la mentalità comune non ammetteva le relazioni omosessuali, soprattutto se rese pubbliche e vissute liberamente. Suo padre più volte l’aveva picchiata e minacciata di morte.

A 21 anni era fuggita a Londra con la sua fidanzata, ma, costretta a tornare a casa perché le avevano detto che sua madre stava male, è andata a vivere a Roma, dove ebbe grandi difficoltà per trovare un lavoro. Si è avvicinata ai movimenti delle donne e da lì è nata tutta la sua storia di impegno e militanza. Edda Billi è una poeta consapevole di essere dentro un corpo politico ma senza nessuna pretesa di poesia civile. La sua è la parola lucida e dolente di un’anima che scava e vola, che dà alla rabbia e al dolore la quiete della pietà, che conosce l’incanto d’amore trovato e perso, capace di prendere per mano, come un’amica attesa, anche la morte. La sua vita è al centro del documentario intitolato 100 di questi giorni”.

Non inizia con allegria questo nuovo anno. Anzi alla tristezza dei morti di Crans Montana, alla trepidazione per le sorti di chi è ferito, per le verità che si aprono e si espandono su quella notte terribile, si aggiunge la paura, anche partendo dalle speranze che ancora non sono concrete, sulla possibilità di cure, di rinnovo delle cellule della pelle così giovane bruciata.

La paura vola e arriva da oltre oceano. Paura che mette uomo che non è un uomo qualunque, ma il Presidente di un Paese che del mondo contribuisce a gestire le sorti. Un uomo, Donald Trump, che dice di rispondere solo alla propria moralità, come se la sua posizione fosse un fatto privato. Una persona pubblica di alto livello, una public servent, un uomo al servizio del pubblico. Di sua iniziativa, senza appoggi e consenso, minaccia anche altri paesi intorno e spudoratamente afferma al mondo che vuole il petrolio. Invade, senza neppure il consenso interno del suo Paese, un altro Stato, il Venezuela, ne arresta il dittatore (tale è Nicholas Maduro) e lo deporta, insieme alla moglie, negli States. Non si ferma: imita e ironizza su altri Capi di altri Stati, come su Macron, di cui irride il suo modo di parlare l’inglese, e su tanti suoi predecessori tra cui, inimmaginabile, Benjamin Roosevelt, costretto dalla poliomielite sulla sedia a rotelle, ma da chiunque rispettato per la sua politica. Un uomo che dice al mondo che prederà “con le buone o con le cattive” un’isola per ora appartenente a nazione europea (dunque della Nato) scatenando così, probabilmente, un assurdo conflitto (armato!), ridicolo perché praticamente contro se stesso, visto che é statunitense il capo della Nato! Ora sappiamo della liberazione avvenuta di Alberto Trentin (dopo oltre 400 giorni!) e me ne rallegro come penso tutti e tutte noi. Ma nulla cambia al timore per il tentativo unilaterale e di strapotere di disgregare l’Europa e le organizzazioni che la sostengono.

Tristezza e paura per le sorti dell’Iran. Ora i morti sono tanti, se ne conterebbero oltre cinquecento, un mare di sacchi neri per le strade di Teheran che ricordano la dissonanza con un regime una volta invocato e ora inviso a tutti e a tutte, all’interno e all’estero. Le donne iraniane. Abbiamo conosciuto da troppo tempo la loro capacità di comprendere, la loro forza, la loro cultura. Oggi ci arriva da quel mondo la fotografia di donne non velate che infuocano la sigaretta con la foto incendiata del capo supremo del potere-spirituale della teocrazia iraniana: un atto doppiamente scabroso per il regime. Questa volta la protesta esterna all’Iran è vivace e prende insieme tutta la diaspora iraniana che trova afflato per altre strade e piazze del mondo. Che sia così e che insieme alle donne e agli uomini iraniani non si dimentichino mai le donne, soprattutto le donne dell’Afghanistan, troppo isolate, ma sicuramente fortemente sofferenti, forse da noi troppo lontane per essere dimenticate?

Due donne a ricordarci la forza “consolatoria” della poesia. Meritava la poesia di Edda Billi che ci ha appena lasciati e lasciate. Merita il pensiero della grande Alda Merini che ci parla di amnesia per ritrovare in se  un attimo di pace.

Il cielo dei passi perduti

Dove trovano patria
le donne
che agitano i capelli
come bandiere al vento
che spazza strade
d’universi
se non nel cielo
dei passi perduti?
In compagnia delle falene
bianche
dalle ali di seta
e non le ferma
nè il muro di vetro
nè l’arrivo di sconsiderate
violenze
di questo mondo
sordo alla felicità
che non conosce
pietà nè compassione, costrette ad amare
i propri carnefici,
ma sanno che l’anima
vola
oltre la loro dis-umana
realtà.

(Edda Billi)

Ho adottato

L’amnesia

Come stato di temporanea

Serenità

(Alda Merini)