scrivere è un mestiere pericoloso, di Alice Basso, recensione di Antonella Sacco

Scrivere è un mestiere pericoloso – Alice Basso* Impressioni di lettura
(edizione da me letta Garzanti, 2016)
Divertente. L’aggettivo che viene per primo in mente nel commentare questo romanzo è divertente. Una storia narrata quasi sempre in prima persona dalla protagonista, Vani Sarca – ad eccezione di brevi flashback che riguardano il suo passato – Personaggio dotato di una notevole capacità di comprendere le persone o, meglio, di intuito tale da entrare nella testa di qualcuno e leggergli dentro (come lei stessa afferma).
Vani Sarca ha trentaquattro anni, veste quasi sempre di nero ed è una ghost writer, lavoro per il quale il suo intuito è particolarmente prezioso. Detesta quasi tutti, non va d’accordo con la famiglia che non l’ha mai capita e con cui cerca di incontrarsi solo quando è inevitabile. All’inizio del libro è appena diventata consulente esterno della polizia, il suo capo è il commissario Berganza, che ha conosciuto nel primo romanzo della serie (che io non ho letto, in biblioteca ho trovato disponibili solo il secondo e il quarto). Il rapporto con Berganza è positivo, i due si intendono molto, anche con i soli sguardi. Vani non ha, invece, molta considerazione dell’editore che le commissiona i lavori, cioè la scrittura dei libri che firmeranno altre persone, troppo impegnate o anche incapaci per farlo di propria mano, perché le scelte dell’editore sono dettate dal profitto e non dalla qualità. Però è proprio questo che le consente di avere quel lavoro…
L’incarico che le viene affidato in questo romanzo è quello di scrivere un ricettario che sia anche una storia per aneddoti di una famosa famiglia di stilisti, sulla base dei ricordi dell’anziana cuoca. Ma fra quei ricordi ce n’è uno che riguarda un omicidio e questo fa sì che Vani chiami in causa il commissario Berganza e che insieme a lui si metta a indagare.
Così, mentre la stesura del libro procede, procedono anche le investigazioni e la soluzione di queste arriva grazie soprattutto alle conoscenze (acquisite nello scrivere un precedente libro) e all’intuito (guarda un po’) di Vani…
Insomma, è un romanzo piacevole, con una protagonista piuttosto originale, un po’ dark ma meno di quello che vorrebbe essere, e decisamente interessante e simpatica. Quello che sembra stonare con il suo carattere è il lavoro: come può accontentarsi di scrivere per conto di altri? Per me sarebbe una cosa inconcepibile.
Nelle primissime pagine un notevole numero di citazioni di libri e scrittori mi aveva fatto un’impressione negativa, mi sembrava un’ostentazione, ma nel seguito i titoli e gli autori compaiono molto meno spesso (e comunque a proposito).