il grande mare dei Sargassi, di Jean Rhys, recensione di Antonella Sacco

Il grande mare dei Sargassi – Jean Rhys * Impressioni di lettura
(Titolo originale “Wide Sargasso Sea”, trad. Adriana Motti; originale pubblicato nel 1966; edizione italiana da me letta Gli Adephi, 2021)
Il romanzo racconta quella che potrebbe essere la storia di Bertha, la moglie di Rochester, protagonista maschile di “Jane Eyre”.
Ambientato quasi interamente nei Caraibi (Giamaica) è narrato in prima persona; nella prima parte è Antoinette (poi chiamata Bertha dal marito) a parlare; nella seconda è quasi sempre l’uomo che l’ha sposata; infine nella terza e ultima parte, molto breve e ambientata in Inghilterra, nella casa in cui la donna è rinchiusa, di nuovo Bertha.
L’infanzia e la gioventù di Antoinette sono intrise di magia e povertà; La schiavitù è da poco finita e i bianchi non sono molto amati. La madre della ragazza impazzisce o forse viene considerata pazza, destino che poi toccherà anche alla giovane. La casa in cui Antoinette vive con la madre e il fratellino (malato, forse con dei problemi psichici) va a fuoco: quindi c’è già un incendio nel mondo di Antoinette-Bertha.
L’uomo che la sposa è inglese ed è venuto in Giamaica proprio per contrarre un matrimonio vantaggioso – economicamente – per lui. Forse i primi tempi del matrimonio non sono infelici ma poi lo diventano, e non poco. I due non si comprendono, le credenze delle isole e i luoghi stessi creano disagio nell’uomo.
Ho trovato la storia molto triste; trasuda, appunto, infelicità e – ovviamente – un senso di cupa predestinazione.
Non ho provato molto feeling con l’ambientazione e i personaggi, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti magici che, pur rimanendo più accennati che altro, sembrano sovrastare tutto il romanzo.
Non conoscevo questa autrice e ho letto questo romanzo perché parlava di un personaggio di un libro che, invece, ho letto più volte.
L’autrice
(dalla prima pagina del libro) Jean Rhys è nata in Dominica da genitori britannici nel 1890; è morta nel 1979. “Il grande Mare dei Sargassi” (1966) decretò la sua consacrazione fra i grandi autori di lingua inglese.