l’Italia ripudia la guerra, editoriale di Giusi Sammartino
Carissime lettrici e carissimi lettori.
Questa settimana ho incontrato due donne. Persone vere, grandi e importanti, ognuna a suo modo, per tutte le donne. Una è Tina Anselmi che celebriamo nei cinquanta anni dalla sua elezione a ministra del lavoro, la prima donna qui da noi in questo ruolo istituzionale. L’altra è Frida Kahlo, la grande pittrice, radicalmente messicana, ma universale, che ha lasciato al mondo la sua genialità, dai mille autoritratti ragionati dal letto dove era costretta a seguito di un incidente tra l’autobus su cui viaggiava e un tram. Un autobus che la diciottenne Frida non doveva prendere e che ha coinvolto lo scorrere di tutta la sua vita futura, già segnata da una malattia infantile, rendendola breve. Frida morirà, infatti, a 47 anni appena compiuti, casualmente proprio a luglio, il giorno 13, nel mese della sua nascita, il 6 luglio del 1907, una data da lei pensata, volutamente spostata di tre anni, nel 1910, inizio della grande rivoluzione messicana. Così quando la scorsa settimana c’è stato a Milano il grave incidente del tram uscito dalle rotaie e schiantato contro un ristorante causando due morti e tanti feriti, ho pensato subito a lei, a Frida Kahlo che per quell’incidente soffrì fisicamente tanto ed ebbe la negazione di riuscire a portare a termine una gravidanza che desiderava immensamente. Ho amato tanto Frida, da quando, lo confesso, me l’ha fatta conoscere una cara amica bolognese. Mi piacciono i suoi colori, messicani, ma di rimando alla vivacità dell’esistere generale, universale, che la pittrice possedeva e per questo percorreva conoscenze animali (scimmie, colibrì, cervi), vegetazione tropicale, spine, scheletri e il sangue, “usati per esplorare sofferenza, fertilità, vita e morte”.
A Tina Anselmi tutte noi donne dobbiamo tanto. A noi donne Tina Anselmi ha portato bene. Perché era una persona eccezionale che ha sentito la politica nel senso più vero: di miglioramento sociale. Per questo l’ho sempre preferita tra i politici e le politiche italiane.
Tina Anselmi l’ho incontrata di nuovo in questi giorni, durante un convegno dedicato ai cinquanta anni (1976-2026) dall’elezione della prima donna ministra in Italia. Si è parlato della prima ministra del Lavoro e delle novità apportate nel suo ministero e non solo. L’ho incontrata nei ricordi della sua amica americana, Carole Beebe Tarantelli, il cui figlio, ancora adolescente, aveva insegnato alla ministra cosa era la musica Metal. Nella stupenda sala Zuccari del Senato ho ascoltato Mauro Pitteri, segretario dell’associazione in memoria di Tina Anselmi, ricordata anche attraverso l’accento familiare veneto. Poi Daniela Carlà, organizzatrice dell’incontro, dell’associazione Noi Rete Donna, fondata insieme un’altra grande donna della politica italiana, anche lei partigiana, Marisa Cinciari Rodano, che come Tina Anselmi era stata candidata ad essere la prima donna da eleggere per la Presidenza della Repubblica! Tra lo scherzo e il vero, si è ricordato al pubblico, che Tina Anselmi è stata la prima donna ministra tra oltre 800 colleghi ministri maschi!
Tina Anselmi la intendo come una politica di cuore, attenta al bene comune. Aveva iniziato presto, diciassettenne, ma per caso, dopo aver visto i 31 corpi di persone innocenti impiccati nella piazza centrale a Bassano del Grappa, con i compagni e le compagne di classe come in un’orrenda gita scolastica.
Ho imparato e ripassato tante cose su di lei. Tina Anselmi non ha solo parlato, ma ha agito, portando nella sua vita politica la volontà di far migliorare la vita di tutte le donne. Ha ottenuto grandi cose dal sindacato alla parità salariale e dei diritti di genere. Anselmi ha capito anni fa l’importanza dell’indipendenza economica delle donne che libera dalla sudditanza dal compagno/marito. Ha capito che l’ecolalica noiosa domanda sul suo stato civile non veniva mai rivolta agli uomini. Aveva capito la sacralità intoccabile delle libertà civili, al di là delle convinzioni personali. Ecco che Tina Anselmi trovò giusto firmare da ministra della Salute la legge cosiddetta 194 riguardante l’’interruzione di gravidanza perché voluta dalla maggioranza in un referendum. Da cattolica era anche contraria al divorzio, ma anche qui si trovò dalla parte di chi l’aveva voluto dopo Parità salariare e libertà economica delle donne pensata allora in un paese che ancora oggi (lo ha ricordato la segretaria Elly Shlein nel suo intervento) solo il 15 per cento dei permessi parentali per l’assistenza ai figli è preso dai padri: due milioni e 77 giorni chiesti dai padri contro i 18 milioni e 800 chiesti dalla madri. Dove gli uomini che lavorano sono il 18 per cento in più e dove ancora si deve fare molto per la tutela delle madri lavoratrici, la parità salariale, la globalità fatta dalla prevenzione, dalla cura, dalla guarigione. Si è parlato del suo modo di fare politica come “spirito di servizio” e questo davvero la definisce.
Con Frida Kahlo e con Tina Anselmi celebriamo davvero la ricorrenza dell’8 marzo. Due donne illustri per un vero 8 marzo che, come recita l’adagio, deve essere attivo e partecipato per tutto l’anno!
Di Frida Kahlo e di Alda Merini celebriamo le poesie per oggi e ci aggiungo un uomo, un poeta che, come tale, sapeva parlare d’amore e di rispetto. Come Tina Anselmi e Frida Kahlo, in due mondi diversi, ci hanno indicato dove intraprendere la strada. La strada delle donne.
Buona lettura a tutte e a tutti. Nel rispetto della Costituzione in cui è scritto che il nostro Paese deve ripudiare la guerra. Sempre
Ti meriti un amore
Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi
e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.
(Frida Kahlo
A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del
paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore
(Alda Merini)
Per il mio cuore basta il tuo petto
Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla tua bocca arriverà fino al cielo
ciò che stava sopito sulla mia anima.
E’ in te l’illusione di un giorno.
Giungi come rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza,
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.
(Pablo Neruda)