Piera e le camicette bianche, editoriale di Giusi Sammartino

immagine tratta da Sipario.it

Piera e le camicette bianche. 

Auguri a te e tutte le donne scordate dalla Storia

Carissime lettrici e carissimi lettori,

sempre quando amore corre. Amore di chi sa darlo in dono e riceverlo. Amore: per una persona, dell’altro o dello stesso sesso, per un amico o per un’amica. Amicizia, come detta l’identica radice. Amore prodotto e produttore di passione, carnale, anche per l’arte.

Tutto questo era Piera Degli Esposti che abbiamo voluto festeggiare nel giorno del suo compleanno, giovedì 12 marzo, con un gruppo di amici e amiche intime. Non c’erano tutti, forse selezionati o, probabilmente, ingiustamente castigati dalla pioggia battente che ha flagellato per tutto il pomeriggio le strade romane e ingolfato di traffico, già lì solitamente abbondante, delle vie del centro storico. Pioggia romana che implica quasi un “sacro obbligo” dei cittadini/e della capitale a scegliere di spostarsi in macchina creando così ancor di più una ricerca impossibile quanto spasmodica di (im)possibilità di parcheggio, cosa che accade in modo simile in qualsiasi strada cittadina, ma si moltiplica a dismisura, trasformandosi in miraggio, nel nucleo del centro storico.

Così non eravamo in tanti e tante, ma tutti e tutte ci sentivamo entusiasti/e  di ricordare la “nostra” versione di Piera, i giorni passati con lei, sempre personalissimi, dialoghi con un’artista, con una persona eccezionale, per valore umano, per capacità immense, per quella sua versatilità ad intuire il tragico, quello universale delle tragedie greche, come l’umorismo ironico, surreale, di stampo quasi inglese, di Achille Campanile attraverso voli immensi e intensi mentre, per esempio, si e ci fa chiedere a noi se e come i piselli e le seppie si possano ritrovare nella pentola, non essendosi mai conosciuti prima!!!

L’abbiamo festeggiata con una maniera che credo a lei sarebbe piaciuta: una torta apparentemente dolce, e invece salata, con tre candeline che abbiamo spento tutte e tutti insieme. In una chiesa sconsacrata, a via di Grottapinta, al di là del cosiddetto “Passetto” che congiunge la strada a piazza del Biscione, luogo antico che ha ospitato, e ospita nelle viscere, il Teatro di Pompeo, famoso e passato alla Storia per il luogo dell’uccisione di Giulio Cesare. Un po’ di curiosità popolare: lì, al “passetto”, si trovava (ora c’è una copia) l’immagine sacra, cara ai romani e romane più o meno devoti alla Madonna, che, seminascosta, ha dato per questo l’avvio all’adagio popolare:  annà a cercà Maria pe’ Roma che sta ad indicare la difficoltà nel trovare, cercare qualcuno, che non è proprio a portata di mano, una persona o una cosa quasi introvabile!

Abbiamo ricordato Piera con la sua più cara amica Dacia Maraini, vera ospite d’onore della serata. Piera era stata presentata a Dacia da Pier Paolo Pasolini per una riscrittura della Medea, un personaggio quasi da cucire addosso a una “non attrice” come il poeta ha amato definirla. Poi insieme, Piera e Dacia, hanno dato avvio a un libro di vita, Storia di Piera, e il grande Marco Ferreri ne ha fatto un film omonimo con i volti tra i più grandi del cinema: Marcello Mastroianni che impersonifica il padre dall’austero nome greco e Hanna Shigulla, la madre a cui Piera si troverà sempre a fare a sua volta da madre, a seguirla e proteggerla tanto da non riuscire a desiderare un figlio o figlia propria, e io, ne sono convinta, da quanto l’ho conosciuta, che sapeva amare anche di un amore protettivo.

Abbiamo festeggiato la venuta al mondo di Piera, come desiderava fosse indicato il giorno del suo compleanno, e non il passare del tempo, nel modo in cui intendono i più mettendo l’accento sulla malinconia del passato ormai irripetibile e irreparabile, ma abbiamo ricordato anche i cinque anni trascorsi senza di lei, che il mondo l’ha lasciato quasi in un giorno antico di festa, a Ferragosto, il 14 agosto del 2021. Con un piccolo dispiacere in più per chi è rimasto: quello di non vederla ricordata abbastanza, lei che con la sua arte ha aggiunto qualità al Teatro, ma anche a tanta televisione e a stupende partecipazioni al Cinema. Indimenticabile il monologo dell’Ora di Religione di Bellocchio e il personaggio della segretaria di Giulio Andreotti ne Il Divo che le valsero i David di Donatello.

Ma se si parla di Piera si parla anche di donne. E si parla di diritti delle donne. Straordinariamente Piera abitava, casualmente o no, in una casa (me la ricordo con grande nostalgia) all’ultimo piano del numero 12 di quella via del Governo Vecchio dove era nata la prima Casa, la sede storica della Casa romana delle donne, oggi alla Lungara.

Non è dunque fuori luogo e tema legare il ricordo di Piera alle donne e alla rivendicazione dei loro (nostri) diritti. Perciò quando la settimana scorsa ho incontrato il ricordo di tante donne dimenticate, non mi sono sorpresa dell’accostamento che ho sentito nascere in me. In più le ho incontrate, altra stupenda casualità, in scena a Teatro, il luogo per eccellenza di Piera.

Sul palco del Teatro Brancaccio, davanti all’Auditorio degli horti di Mecenate (I secolo avanti Cristo), a un passo da Santa Maria Maggiore e dal Colosseo, è andato in scena un bello quanto divertente musical che ancora oggi, e fino alla fine del mese, sarà in giro per i palcoscenici italiani, con un ritorno finale Sicilia, a Catania. Il musical rimanda, già dal titolo, al saggio, opera della sicilianissima (di Licata) Ester Rizzo. Si intitola, come il saggio di Ester, Camicette Bianche ed è, partendo dai fatti narrati da Rizzo nel libro, l’amara storia di quelle donne e di quelle vittime (146 in buona parte donne e quasi 40 di origine siciliana) bruciate nella fabbrica newyorchese di Triangle Waist Company il 25 marzo 1911. “Uccise 146 lavoratori (in gran parte giovani immigrate, incluse 39 italiane), causando la più grave tragedia industriale della città. Porte chiuse a chiave e precarie misure di sicurezza causarono il disastro, portando a riforme lavorative”. Le donne si raccontano e prendono voce e corpo, nel musical (con la regia del bravissimo Marco Savatteri) come nel libro, soprattutto attraverso la storia di una di loro, una ragazza di Catania,Clotilde Terranova, realmente esistita, realmente morta e effettivamente dimenticata come tutte e tutti in quell’incendio che ne fa venire i mente un altro, attualissimo e molto più vicino a noi, temporalmente e geograficamente, accaduto in Svizzera, a Cras-Montana dove, il primo giorno di quest’anno sono bruciate 41 giovani vite (115 feriti) a causa dell’identico orribile motivo: le porte, come vie di fuga, sbarrate e chiuse a chiave che hanno impedito la salvezza .

Vite dimenticate quelle della fabbrica di lavoratori e lavoratrici migranti di New York. Per queste donne morte bruciate a New York che speravano di poter realizzare in America “L’America” i propri sogni di riscatto. Il triste episodio si ricorda l’8 marzo, in tutto il mondo. Ma i nomi delle vittime sono dimenticati, le loro storie personali non si sono fino ad oggi sapute e questo è il merito della scrittura di Ester Rizzo e del regista del Musical. Nomi di donne dimenticate “Una Storia scordata” come detta un altro libro, “canovaccio” per il teatro, scritto da una psichiatra e psicoterapeuta, Luana Testa, appassionata di giovani e di scuola

Durante il musical tante canzoni. Molte di Domenico Modugno che ha conosciuto l’immigrazione, il distacco dalla sua terra, dalla Puglia, da Polignano a mare, immensa che lo aveva visto ragazzino tuffarsi nel mare e ……La terra dei genitori del grande Pascale, pittore raffinato al quale, quasi sul mare, è dedicato un museo e una fondazione.

Di Modugno, il Mimmo, per tutti, Mimì come lo chiamavano a casa, interpreta  “Amara terra mia” nel 1971 su un testo di Enrica Bonaccorti, appena scomparsa. È un canto nostalgico che esplora il dolore dell’emigrazione. Il significato ruota attorno all’amore tormentato per la propria terra d’origine (Sud Italia), che offre bellezze naturali ma costringe all’abbandono per povertà o mancanza di opportunità. U giorno Modugno, nel momento di riappacificazione con i polignanesi offesi che si fosse dichiarato siciliano disse: “Per fame avrei detto anche di essere giapponese”

Insieme ascoltiamo il testo di Enrica Bonaccorsi musicato e cantato da Domenico Modugno che fu amico di Eugenio Montale e di P.P.Pasolini e in politica dalla parte del progresso e dei deboli

Terra mia

Sole alla valle e sole alla collina
Per le campagne non c’è più nessuno

Addio, addio, amore
Io vado via
Amara terra mia
Amara e bella

Cieli infiniti e volti come pietra
Mani incallite ormai senza speranza

Addio, addio, amore
Io vado via
Amara terra mia
Amara e bella

Fra gli uliveti è nata già la luna
Un bimbo piange e allatta un seno magro

Addio, addio, amore
Io vado via
Amara terra mia
Amara e bella

Auguri ancora Piera da me