“Servo per due – Acrobazie e momenti di comicità quasi surreale”, recensione di Claudia Antolini
Lo spettacolo “Servo per Due”, in scena al Rossetti dl 20 al 24 novembre, è un adattamento di “One Man, Two Guvnors”, pièce del commediografo inglese contemporaneo Richard Bean, a sua volta un riadattamento della commedia goldoniana “Un servo per due padroni”. Il testo è stato tradotto e adattato da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder, è interpretato dagli attori del Gruppo DANNY ROSE e si arricchisce dei contributi musicali dell’orchestra Musica di ripostiglio. Favino interpreta il ruolo di Pippo, il servo, e firma inoltre la regia con Paolo Sassanelli. Lo spettacolo nasce dopo molti mesi di impegno e studio durante laboratori di varie discipline teatrali, tra cui acrobatica, utilizzo della maschera, clownerie, canto e coreografia.
Rispetto all’ambientazione originale di One Man, Two Guvnors, la scena cambia ambientazione: dalla Londra degli anni Sessanta passiamo negli anni Trenta a Rimini, e Pippo, moderno Arlecchino, rimane senza lavoro e si ritrova depresso, senza soldi e a pancia vuota. All’entrata in scena lo vediamo lavorare per Rocco, un piccolo malvivente del Nord, ora a Rimini per riscuotere una notevole somma, dopo aver concluso un affare con Bartolo, padre della sua fidanzata Clarice, corteggiata dall’aspirante attore Amerigo. Per ottenere un doppio salario e aumentare le possibilità di mangiare, accetta di lavorare anche per Lodovico, anch’egli noto malfattore. Essere al servizio di due padroni (e per giunta l’uno all’insaputa dell’esistenza dell’altro) significa per Pippo avere anche un doppio carico di lavoro; dovrà ricordare quali ordini e da chi gli verranno impartiti. Dopo un po’ di tempo, Pippo scoprirà che in realtà “Rocco”, sotto mentite spoglie, non è altri che la sorella gemella Rachele. Il vero Rocco, infatti, è stato ucciso dal fidanzato di Rachele, Lodovico. Destino vuole che questi, ricercato dalla polizia, sia nascosto a Rimini e stia aspettando di riunirsi a Rachele. Pippo, messo alle strette dal gioco di equivoci, dovrà evitare che i suoi due padroni si incontrino, al fine di scongiurare che ognuno di loro capisca che sta lavorando anche per qualcun altro…
Assistiamo sempre più spesso, ultimamente, a tentativi più o meno goffi di “prestare” al teatro personaggi più o meno famosi dal piccolo o grande schermo. In molti casi, la macchina da presa riesce a limare i difetti, a perdonare le sbavature, e sul palcoscenico (purtroppo) assistiamo ad un incanto che si rompe. Non è così per Favino, che pur avendo conquistato il grande pubblico con ruoli drammatici, è perfettamente a suo agio in teatro, nell’interazione diretta con il pubblico; senza cercare di essere protagonista assoluto, riesce comunque a siglare ogni scena, gioca in modo convincente con il suo ruolo diventando comprimario, rispettando gli spazi espressivi ed esaltando, come regista, le speciali caratteristiche degli altri interpreti e dei personaggi a cui danno vita. Lo spettacolo, che si propone di essere la rilettura di una rilettura, dà vita a qualcosa di diverso da entrambe le versioni, non limitandosi ad attualizzare o rileggere Goldoni, ma sorprendendo continuamente lo spettatore con acrobazie e momenti di comicità quasi surreale, si ritaglia una nuova dimensione e fa trasparire sia la ricerca sul testo originale sia sulle tecniche comiche adottate. La performance della compagnia è di alto livello, in grado di creare una rete di relazioni tra i differenti personaggi che si alternano in continue trovate comiche, senza tralasciare le occasioni di strizzare l’occhio al pubblico, facendolo diventare parte integrante del lavoro creativo che porta alla messa in scena come evento unico e diverso ad ogni recita.
Le rifiniture ad un lavoro già estremamente accurato e ricco di spunti sono date dalle musiche dei quattro elementi dell’orchestra Musica da Ripostiglio, che con melodie d’annata o proprie composizioni, oltre a far rivivere allo spettatore le atmosfere evocate nell’ambientazione, diventano anch’essi parte attiva e integrante del gioco teatrale, senza tuttavia appesantire l’insieme.
Applausi: 4 minuti e 13 secondi
da http://casadellospettatorets.blogspot.it/2013/11/servo-per-due-acrobazie-e-momenti-di.html
