“Sotto l’ombrellone” di Antonio Conticello, recensione di Daniela Domenici

sotto l'ombrellone

Davvero originale l’idea di fondo di questa seconda opera di Antonio Conticello, siciliano “trapiantato” al nord ma la cui anima rimane profondamente intrisa di “sicilianità” per spiegarvela meglio prendo in prestito le parole della sinossi: “Un fotoreporter è chiamato a risollevare le sorti di una prestigiosa casa editrice. Il suo modo di catturare le immagini ruota attorno al concetto del come relazionarsi con ciò che ci circonda. Il luogo deputato per la sua mission è una spiaggia della Sicilia orientale, un luogo quasi inaccessibile, un’oasi protetta, che regala al protagonista gli elementi primari per viaggiare in mondi paralleli, fonte di ispirazione e di sollecitazioni del suo essere artista. Una storia che si sviluppa durante l’intero arco della giornata dove il trascorrere del tempo, sotto l’ombrellone, porta il protagonista a modificare sistematicamente il suo punto di vista percependo di volta in volta situazioni diverse nelle quali si trova coinvolto”.

L’autore ha scelto di scandire i vari momenti di questa giornata così intensa e particolare trascorsa dal protagonista sulla spiaggia di questo angolo di paradiso della Sicilia sud orientale utilizzando tutti e cinque i sensi all’ennesima potenza esaltandone i colori, gli odori e i sapori e caratterizzando Tanino, che definire “l’addetto agli ombrelloni” sarebbe riduttivo, con l’utilizzo di frasi e modi di dire tipici della “calata” di quelle zone che la sottoscritta conosce molto bene.

Assolutamente imprevedibile (non ve lo anticiperò…) e alternativo il destino dell’ombrellone, vero protagonista della storia, sotto cui il fotoreporter trascorre questa sua giornata così particolare e decisiva sia per la sua carriera che per il suo modo di essere e di vedere anche il non visto, il particolare, l’infinitesimale…

Anche questa sua seconda opera è, seppur in modo diverso dalla prima, un inno d’amore alla “sua” Sicilia, ai suoi tesori paesaggistici, alla sua gente, alle sue tradizioni, alla sua cultura millenaria di cui l’autore si fa “testimonial”, per usare la terminologia anglosassone a lui molto cara.