“La vecchia ingannatrice” di Emanuela Antonini, recensione di Daniela Domenici
Un’altra autrice mi ha fatto dono della sua opera che ho letta con molto piacere: è “La vecchia ingannatrice” di Emanuela Antonini, un’autobiografia, la sua, crudamente sincera e vera sia nella narrazione degli eventi positivi che, ancor di più, di quelli negativi che hanno costellato la sua vita fino a oggi.
In primis il Quid, come lo chiama lei, la vecchia ingannatrice, la Sclerosi Multipla che l’ha colpita a più riprese, all’inizio non compresa dai medici e quindi non curata adeguatamente e poi, una volta diagnosticata, affrontata dall’autrice con sempre più coraggio e determinazione. Emanuela descrive il decorso della sclerosi con scientificità, com’è nel suo DNA di biologa-quasi-farmacista, mettendola sotto il microscopio della sua osservazione, ma anche con infinita umanità, da donna, moglie e madre che si ritrova all’improvviso invasa da questo Quid con cui deve imparare a convivere.
Purtroppo arrivano altri eventi negativi nella vita di Emanuela, prima la scoperta e la diagnosi della sindrome bipolare di suo marito e poi la dolorosa ma inevitabile e necessaria separazione da lui e quindi, di conseguenza, l’affannosa e ininterrotta ricerca di un lavoro prima qualificato in base ai suoi titoli di studio per poi arrivare a uno qualunque, a cinquant’anni, per mantenere se stessa e i due figli.
Il leit motiv di tutto il racconto è la forza di volontà di questa signora umbro-marchigiana che ha deciso di scrivere questa sua autobiografia a scopo terapeutico e concludo con le sue parole “Non posso fare a meno di ricordare una frase di Hermann Hesse, che in poche parole racchiude la mia vita: Bisogna prima passare attraverso la sofferenza e la disperazione per poter tornare a veder la luce; prima sono passata attraverso la sofferenza con la malattia, poi, attraverso la disperazione con Gabriele per vedere alla fine sorgere nuove albe”.
