“La contessa di Messina” di Piero Alessi, recensione di Daniela Domenici

 la contessa

Ho scelto questo ebook, senza saper nulla dell’autore, attratta dalla città di Messina nel titolo dato che ho una nuora messinese doc e che una delle mie due anime è sicula (l’altra è quella toscana); ne sono rimasta coinvolta da finire di leggerlo in un soffio e da sentire il desiderio di recensirlo tanto mi è piaciuto per vari motivi.

Innanzitutto per l’inserimento del puro dialetto messinese (senza traduzione) parlato soltanto da Lilluzzo, amico del cuore di Totò; insieme si divertono, come nelle due storie precedenti, a fare gli investigatori sui generis e riescono, con i loro mezzi, a venire a capo di un tentativo di avvelenamento che riguarda da vicino la Contessa Roxana, vera protagonista di questo ebook. Ho voluto porre il dialetto come primo elemento positivo perché mi è capitato di leggere alcune recensioni negative e demolenti ai due precedenti ebook di Alessi su Amazon; domanda: perché Camilleri, nei suoi innumerevoli libri, può usare il suo particolarissimo siciliano senza traduzione venendo letto, apprezzato e tradotto e Alessi no?

Un secondo elemento positivo di questo thriller messinese è l’attenzione che l’autore ha posto a situazioni di degrado, di dolore, di infanzie non vissute in luoghi e tempi non troppo lontani da noi, la Spagna, la Romania e l’Iran, riuscendo ad amalgamarle perfettamente nel tessuto della storia che ne esce, secondo il mio personale parere, alquanto arricchita e dà modo a chi legge di riflettere.

Ma c’è anche una grande, deliziosa dose di ironia, tipicamente sicula, nel rapporto amicale tra Totò e Lilluzzo ma anche in quello tra Totò e il suo Nero Wolfe (un cane); si sorride tanto e talvolta si ride anche…una scena tra tutte quella tra Nero e Dorina sulla spiaggia, non vi dico altro, leggetela…