“L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” di Rachel Joyce, traduzione di Maurizio Bartocci e Chiara Brovelli, recensione di Daniela Domenici

Ringrazio l’amica che mi ha prestato questo libro che nonostante la mole non indifferente (300 pagine) e l’andamento lento della storia ho letto in pochissimo tempo e mi ha ammaliato; uno dei libri più affascinanti degli ultimi tempi, è comprensibile e ampiamente giustificato l’enorme numero di recensioni positive ricevute su Amazon e il successo che Rachel Joyce ha avuto da quando è stato pubblicato. Ottima la traduzione “a due voci” di Maurizio Bartocci e Chiara Brovelli.
Il viaggio che il protagonista, l’anziano Harold Fry, decide un giorno in modo imprevedibile di intraprendere, senza preavviso alla moglie né attrezzatura consona, dal sud al nord dell’Inghilterra a piedi, quasi 1.000km, dopo aver ricevuto una lettera, per andare a trovare un’ex collega e amica, Queenie, che sta morendo di cancro e che gli ha scritto; è un viaggio sì geografico ma soprattutto interiore che ognun* di noi dovrebbe intraprendere, anche più breve di quello di Harold, perché “capì che il suo viaggio a piedi, quel camminare per espiare i propri errori era anche un modo per accettare le stranezze degli altri…aveva imparato che era la piccolezza della gente a riempirlo di meraviglia e tenerezza, e anche la solitudine. Il mondo era fatto di persone che mettevano un piede davanti all’altro e una vita poteva sembrare banale solo perché chi la viveva lo faceva da tanto tempo…provò di nuovo la sensazione profonda di essere dentro e fuori da quello che vedeva, di avere un legame con il mondo ma di essere anche solo di passaggio. Harold cominciò a capire che la stessa cosa era vera per il suo viaggio…”
Ma soprattutto perché durante il viaggio Harold (e anche noi con lui mentre lo seguiamo) ripensa a tanti avvenimenti della sua vita con sua moglie Maureen, con suo figlio David, al lavoro, con la sua famiglia d’origine e lentamente li porta alla luce, ha il coraggio di guardarli, sviscerarli con grande dolore come mai aveva fatto prima, comprendendoli e comprendendosi fino alla conclusione finale sia del viaggio geografico che di quello dentro se stesso che non posso raccontarvi e che mi ha profondamente commosso come da tempo non mi accadeva. Come leggo in quarta di copertina e che mi trova concorde è “la più bella celebrazione dell’amicizia, dell’amore e dei sogni che vi capiterà di leggere per molto, molto tempo”.