Accadde…oggi: nel 1725 nasce Maria Teresa Cybo-Malaspina

Maria Teresa Francesca Cybo-Malaspina (Novellara, 29 giugno 1725 – Reggio nell’Emilia, 25 dicembre 1790) fu duchessa sovrana di Massa e principessa di Carrara dal 1731 al 1790; nona della sua dinastia a governare questi territori.
Maria Teresa era la figlia primogenita di Alderano I Cybo-Malaspina, duca di Massa, e di Ricciarda Gonzaga (1698-1768), discendente dal ramo gonzaghesco dei conti di Novellara. Aveva due sorelle minori, andate spose a nobiluomini italiani.
In seguito alla prematura morte del padre, ancora bambina fu al centro di complicati accordi matrimoniali in quanto la sua dote comprendeva lo stato: il 10 novembre 1734 furono firmati i contratti matrimoniali con il principe Eugenio Giovanni Francesco di Savoia-Soissons, duca di Troppau e conte di Soissons, cadetto dei Savoia. Il futuro sposo, appena ventenne e quindi di dieci anni più grande della principessa, morì di sifilide a Mannheim esattamente quattordici giorni dopo.[1]
In breve tempo iniziarono di nuovo lunghe consultazioni tra le dinastie italiane, straniere e l’Impero, al centro anch’esso di lotte per la successione a Carlo VI: tra tutti la spuntò il duca di Modena Francesco III, che assicurò allo stato un futuro sbocco sul Tirreno costringendo alle nozze il proprio figlio appena quattordicenne Ercole Rinaldo, successore al trono. Le nozze vennero celebrate per procura a Massa nel 1741 senz’alcuno sfarzo, sia per il disinteresse dello sposo che per le scarse risorse finanziarie cybee.
Il matrimonio non fu affatto felice e ciò porto la dinastia estense, per gli stessi motivi toccati in quel secolo ai Medici e ai Gonzaga di Mantova, a una rapida estinzione: dall’unione nacquero nei primi anni due figli, ma dopo aver adempiuto i propri obblighi coniugali lo sposo iniziò a condurre una vita dissipata e corrotta, umiliando Maria Teresa con le sue relazioni aperte con amanti. Maria Teresa, obbligata a soggiornare a Modena, dove comunque poteva contare sulla stima e sull’affetto dei suoceri, tenne costantemente l’abitudine di tornare in estate nella sua patria oltre gli Appennini per occuparsi dei suoi Stati di famiglia. I rapporti sempre più deteriorati col marito portarono la coppia alla separazione definitiva.[2]
Maria Teresa si ritirò a Reggio Emilia, allietata solo dalle visite dell’unica figlia Maria Beatrice e del genero Ferdinando d’Asburgo.
Maria Teresa, in linea con la sua epoca, praticò un governo illuminato dimostrando grandi capacità amministrative: nel 1757 riformò l’economia carrarese tramite editti che concedevano gli agri marrniferi alle varie comunità paesane delle cave, fece proseguire e completare una strada che da Massa conducesse a Modena, l’odierna via Vandelli, cercò di creare a Massa un ospedale moderno e, in linea con il giuseppinismo dell’epoca, tentò una riforma del clero locale in vista della creazione da parte del Papa di una diocesi che comprendesse solamente il territorio del ducato, allora accorpato nella diocesi di Luni.
Tra le molteplici opere di rinnovamento iniziate dalla Duchessa, una tra le principali è sicuramente la fondazione di un’Accademia d’Arte a Carrara. Nel 1757, accogliendo il suggerimento di Giovanni Domenico Olivieri, scultore carrarese che aveva vissuto alla corte di Spagna e collaborato alla fondazione dell’Accademia di Madrid, Maria Teresa aveva promulgato gli statuti di un’Accademia intitolata a San Ceccardo (vescovo di Luni e patrono di Carrara), che avrebbe dovuto curare la preparazione alle delle tre arti principali, pittura, scultura e architettura. Esisteva ovviamente in loco una precedente tradizione di avviamento alla scultura, che avveniva favorita dalla antica metodo della bottega: singoli privati avevano uno studio in Carrara -allora famoso come quello del Baratta al Baluardo- e si facevano mecenati dei propri allievi.[4]
Il primo tentativo rimase però lettera morta se, dodici anni dopo, il 26 settembre 1769 Maria Teresa, con un successivo chirografo, sancisse l’atto di fondazione ufficiale dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, eliminando però dal suo statuto il corso di Pittura: furono infatti istituite le sole sezioni della Scuole di Scultura e di Architettura perché l’Accademia, così creata, promuovesse lo sviluppo di arti legate alla locale industria e il commercio del marmo. Il Direttore primario della Scuola di Scultura fu Giovanni Antonio Cybei; l’ispettore della Scuola di Architettura fu Filippo Del Medico, che progettò anche la sede dell’Accademia (l’attuale Palazzo Rosso, che ospita ora la Biblioteca Civica locale), i cui lavori iniziarono nel 1771.
Nel 1781 Maria Teresa istituì una tassa sui marmi per finanziare i costi della scuola ma la morte della fondatrice nel 1790, la lontananza dalla città della nuova duchessa, che risiedeva a Milano con il marito e la bufera giacobina portarono in decadenza l’istituzione, che si riprese quando lo stile Impero prima e il neoclassicismo dopo riportarono in auge architetture e sculture marmoree. Morì nel 1790 e venne sepolta nella Basilica della Madonna della Ghiara di Reggio Emilia.
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