accadde…oggi: nel 2002 muore Cinzia Maltese, di Licia Granello

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Tre anni di battaglia difficile, senza mai darsi per vinta. Non è bastato. Cinzia Maltese si è arresa ieri notte al cancro che l’ aveva aggredita quando aspettava il figlio più piccolo, Brando. Chiunque segua il calcio la ricorda benissimo, volto noto delle trasmissioni sportive Rai. Molti spettatori maschi, ma anche molte donne, curiose di scoprire come funzionano le signore che sono riuscite ad accaparrarsi un pezzo di territorio tradizionalmente maschile. E Cinzia funzionava benissimo. Perché aveva scelto di fare la giornalista – e di occuparsi di calcio – senza nessuna concessione al coté femminile più abusato.

Lei aveva fatto della competenza e della professionalità le uniche armi di seduzione. Rideva quando le riferivano i commenti acidi di certi suoi colleghi: “Maltese è precisa come il rapporto di un poliziotto”. Pensavano di ferirla e invece le facevano un complimento: niente voli di fantasia, nel suo modo di raccontare le partite, piuttosto l’ attenzione partecipata a quello che il calcio sa esprimere. Nel bene e nel male: l’ approccio tattico di una squadra, ma anche il fallo, il gol da grandi applausi e il coro razzista. Aveva il giornalismo dentro e intorno: sposata con un cronista sportivo del “Giornale”, Paolo Marchi, con cui divideva anche la passione per la buona tavola, e sorella del nostro Curzio Maltese, ha continuato a lavorare sia dopo la prima che dopo la seconda maternità, quando già le sue giornate erano scandite dalle terapie antitumorali.

Il presidente Rai, Zaccaria, e il direttivo dell’ Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai di cui aveva fatto parte a livello nazionale) ieri l’ hanno ricordata come una grande professionista dello sport, “capace di lavorare fino all’ ultimo, con un attaccamento commovente”. Lontana da qualsiasi ansia da eroina, Cinzia ha continuato a fare quello per cui aveva lottato: raccontare il calcio, gestire una famiglia con due bimbi piccoli, lavorare per il sindacato. Anche con il male addosso e il viso gonfio dalle medicine. Chissà se domenica il mondo del calcio saprà ricordarlo.