“La sposa normanna” di Carla Maria Russo, recensione di Daniela Domenici

 la sposa normanna

Uno dei libri più affascinanti che abbia letto negli ultimi anni, anche se non recente, risale a una decina di anni fa, questo di Carla Maria Russo che, come leggo in terza di copertina, dopo aver scritto numerosi libri per ragazzi si è cimentata, per la prima volta, in questo romanzo storico per adulti che si legge in un soffio e rimane nel cuore.

È la storia della regina Costanza d’Altavilla e di suo figlio Federico ricostruita con precisione storica ma, soprattutto, con tanta passione e coinvolgimento. Non la conoscevo nei dettagli e la ringrazio per avermi regalato il ritratto di una regina costretta dalla ragione di stato a lasciare il velo, sposare un uomo molto più giovane di lei, volgare, anaffettivo e arrivista come Enrico di Hohenstaufen, completamente estraneo al suo mondo di cultura, di calore umano, di amore per Palermo e per il suo popolo, i suoi tentativi di concepimento, la gravidanza e il parto assolutamente fuori dagli schemi sulla piazza di Jesi nel 1194, la sua morte a Palermo quando Federico ha solo tre anni.

Il libro si conclude con un capitolo, altrettanto affascinante, dedicato a come Federico riesca a sopravvivere “agnello tra i lupi” (il titolo del capitolo) dopo la morte dell’amatissima madre tra gli intrighi di palazzo e a salire sul trono, grazie al sostegno e all’amore del suo popolo palermitano, all’età di quattordici anni, potere che mantenne per più di quarant’anni, fino alla sua morte nel 1250.

Ringrazio ancora di vero cuore l’autrice per averci donato il ritratto di questa donna straordinaria.