accadde…oggi: nel 1899 nasce Ghitta Carell, di Barbara Martusciello

Ma insomma, quante lastre ha prodotto, durante la sua vita, Ghitta Carell: 50mila, come in tanti ci dicono, o solo 3mila come sosteneva Ando Giladi? E’ stata davvero un’artista di Regime? Il suo peccato fu rendere un ritratto del Potere del tempo oppure fu il ritocco, sapientemente volto alla resa della morbidezza, della bellezza del soggetto raffigurato ma da alcuni inteso come un virtuosismo alla moda e vezzo da art decò (Carlo Bertelli, La fedeltà incostante, in Storia d’Italia. Annali 2. L’immagine fotografica 1845-1945, Einaudi, Torino 1976, vol. 1)?

Semplicemente, Ghitta Carell è stata altro, molto di più.

Nata il 20 settembre del 1899, in una famiglia ebrea, a Szatmar (Batmar), nella parte nordorientale del Paese e al confine con la Romania e l’Ucraina, diverrà italiana di adozione.

Intelligente ed erudita, con una lieve disabilità allora molto svantaggiante per una donna, la Carell ebbe un buon maestro in Aladár Székelu e seguì un corso di fotografia per signorine; studiò a Vienna e Lipsia, per approdare nel 1924 in Toscana dove frequentò il mondo artistico e intellettuale e ebbe a Firenze qualche primo successo, per poi spostarsi a Milano. La celebrità la colse giovane e quasi per caso: grazie a una foto scattata nel 1926 a un bambino vestito da Balilla scelta per un manifesto di propaganda. Si trasferì quindi a Roma dove nel 1928 avrà il suo atelier, prima in Via Oriani poi in Piazza del Popolo. Sarà lei l’osannata fotografa ritrattista che documenterà la storia di un’epoca attraverso i suoi protagonisti che accorrevano per farsi immortalare, come prova-provata del proprio censo, status sociale e valore.

Poco si è detto e scritto di corretto, della sua ricerca e della sua biografia, sovrapponendo questi due piani spesso, in una lettura approssimativa nella sua complessità e contribuendo, con una valutazione del suo lavoro molto ideologica e prevenuta, a sottostimarne il valore strettamente autoriale. Un errore, questo – che peraltro ha colpito, diversamente, e sempre in Italia, anche i Futuristi, con una conseguenza come la dispersione all’estero e in collezioni private delle loro opere, corpus fotografico compreso – che Diego Mormorio ha cercato di sanare, a nostro avviso riuscendoci, grazie alle sue ricerche, alla mostra curata in quattro spazi dell’ex Pastificio Cerere agli Ausoni, galleria di Pino Casagrande e ristorante compresi, e a un magnifico libro-catalogo.

http://www.artapartofculture.net/2013/05/13/ghitta-carell-una-fotografa-ritrovata-con-intervista-a-diego-mormorio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ghitta_Carell

http://www.artribune.com/report/2013/05/ghitta-carell-la-perfezione-in-un-volto/

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