accadde…oggi: nel 1697 nasce Marie Anne de Vichy – Chamrond, di Francesco Picco

Nacque nel 1697 nel castello di Chamrond e morì a Parigi nel 1780. Manifestò giovanetta un intelletto precoce e spregiudicato, che invano il Massillon tentò di piegare alla religione. Andata sposa nel 1718 a Giacomo de La Lande, marchese du Deffand, brillò a corte per la grazia del portamento e per l’arguzia del conversare scettico e ironico, e piacque al reggente, Filippo d’Orléans, il quale la volle fra le commensali ai famosi soupers del Palais-Royal, ripagandola anche con una pensione. Divisasi dal marito (1722), iniziò in piena indipendenza quella vita che le doveva procurare un primato fra le dame celebri del secolo galante. Quando invece la separazione fu pronunciata legalmente (1727), di fronte allo scandalo che dilagava, avvertì la necessità di mutar condotta e di rifarsi una migliore reputazione, e pur senza rinunciare a quei volubili amori, che erano per lei, avida di distrazioni, una seconda natura, seppe tenersi in una penombra discreta.

Si ritirò a vita modesta, in una casina della via di Beaune, e si limitò a ricevere, con semplicità ostentata, poche persone. Poi, per mezzo dell’Hénault, introdotta nel salotto della capricciosa duchessa del Maine, riuscì a conquistarne il cuore e a divenirne l’amica prediletta. E così risalì in onore: le sue lettere erano ricercate; i suoi “portraits” correvano di mano in mano, dettati con mordacità inesorabile, in pochi tratti incisivi.

In seguito alla morte del marito (1750), avendo ereditato una buona rendita, poté finalmente aprire, secondo una sua antica ambizione, anche il salotto proprio, in via San Domenico, nei pressi del convento di Saint-Joseph dove affluirono personaggi e gentildonne eminenti, tra cui, a lei carissimi, il D’Alembert e il Montesquieu: vi si costituì un piccolo cenacolo che, alternando ai divertimenti le letture e le discussioni critiche, esercitò a Parigi accanto al Voltaire, suo corrispondente, una dittatura letteraria. Ma due anni dopo la D. incominciò a perdere la vista: la “grande ombra” della cecità e il tarlo segreto della noia, la sua implacabile nemica, ne indebolirono la forte tempra, inasprirono sempre più il suo carattere variabile e sospettoso, tanto che infine tutti l’abbandonarono, anche la sua più cara confidente, lettrice devota, la giovane de Lespinasse (1763). Tuttavia, quando pareva chiusa la sua vita, un giovane letterato inglese, Orazio Walpole, le accendeva una senile passione, la più profonda da lei provata, quella che non aveva arriso alla sua dissipata giovinezza.

Il ricco epistolario della D., edito molte volte, accompagnato spesso dalle lettere dei suoi corrispondenti, meritò per pregi di lingua e per l’eleganza dello stile rapido e vivacissimo, d’essere collocato dal Sainte-Beuve accanto alle opere dei classici. Nella parte relativa al Walpole, la sua sincerità spietata, posta a un tempo a servigio dello scetticismo più torbido e dell’egoismo più brutale, scompare per far luogo a una schiettezza commossa, a un affettuoso abbandono, che tradiscono sotto la maschera di questa ottuagenaria dal volto senz’occhi, un palpito di umanità insospettata.

http://www.treccani.it/enciclopedia/deffand-marie-de-chamrond-de-vichy-marchesa-du_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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