accadde…oggi: nel 1885 nasce Ida Rubinstein, di Giuseppina La Delfa

Ho fatto conoscenza con Ida Rubinstein alcuni anni fa, traducendo una tesi di dottorato che trattava dell’esperienza teatrale francese di D’Annunzio.
Mi stavo annoiando mortalmente quando, tra le infinite righe di questa tesi, apparve in modo assai comico questo strano personaggio: una ballerina russa molto bella, ricchissima, con una pronuncia francese spaventevole, che voleva recitare ad ogni costo sulle scene parigine.

Vidi delle foto del 1911 che ritraevano la Rubinstein nelle vesti di San Sebastiano: legata/o al palo di tortura, le frecce conficcate nella carne, lo sguardo carico di un erotismo conturbante, una forza e una presenza provocanti. Ebbi l’impressione di riconoscerla ma, nella tesi, non c’era nessun accenno al suo lesbismo.
Andai oltre, indagai e scoprii alcune cosette interessanti.

D’Annunzio era stato letteralmente soggiogato dalla bellezza androgina di questa ballerina mediocre, ma che si rivelò una mima e una mecenate straordinaria.
Testimoni raccontano che dopo la prima di Cleopatra (Parigi 1909) D’Annunzio s’era gettato letteralmente ai suoi piedi implorando la sua attenzione. Da questo primo folgorante impatto nacque un triangolo amoroso, che lasciò il segno della storia della cultura e dell’arte.
Ida Rubinstein era infatti allora l’amante di Romaine Brooks che, sembra, scoprì con l’artista russa la sua natura omosessuale. D’Annunzio si gettò nella mischia ben accetto, in un primo momento, dalle due, ma si sa che in un triangolo amoroso qualcuno finisce sempre per essere di troppo. E lo furono, a turno, tutti e tre.
Quando fu il turno della Brooks, costei si vendicò con un quadro, rappresentando D’Annunzio nelle vesti di un nanetto che tirava frecce sul corpo nudo della Rubinstein/Sebastiano. Era un chiaro riferimento alla collaborazione artistico/amorosa dei due.
Ah, la gelosia… La Brooks s’era impuntata ed aveva voluto mostrare che il triangolo di cui sopra non era per niente equilatero: il lato più corto era decisamente D’Annunzio.

Intanto la Rubinstein aveva lasciato i Balletti Russi per creare la propria troupe, e finanziava il grande progetto di D’Annunzio.
Era riuscita (e crediamo che non le fosse stato molto difficile) ad ottenere il ruolo/titolo del Martyre de Saint Sébastien, con musica di Debussy, rappresentato a Parigi nel 1911.
Quest’opera scatenò le immediate ire della Curia parigina, seguita da quella romana, che la misero all’indice prima ancora che andasse in scena! La Chiesa aveva capito perfettamente la somma di elementi conturbanti dell’opera. Ma Ida era abituata: non era la prima volta che recitava in opere “perverse”, nel 1909 già la censura era intervenuta per impedire le rappresentazioni di Salomé, dove dava libero sfogo, dicono, a danze lascive.
Ma cosa aspettarsi da una che firmava le lettere a D’Annunzio “ton frère” [“tuo fratello”], e che si faceva fotografare nuda dalla sua amante Romaine Brooks?

La Rubinstein fu, tutto sommato, una mediocre danzatrice, e un’attrice ancora peggiore, ma finanziò (riservandosi sempre il ruolo della prima ballerina), una quantità incredibile di balletti che rimarranno per sempre nella storia della musica.
Il più famoso è senza dubbio il Bolero di Ravel, che Rubinstein ordinò e interpretò per la prima volta nel 1928.
Commissionò anche opere a Gide, Stravinski, Honegger; lavorò con i più grandi coreografi: Fokine, Massine, Bronislava Nijinska e i più grandi scenografi: Benois, Bakst…

Ida Rubinstein rimarrà anche nei libri di storia dell’arte, perché fu la modella prediletta di Romaine Brooks.
Una delle opere più importanti della Brooks è appunto il bellissimo ritratto della Rubinstein.

Nel 1935 infine la Rubinstein lasciò le scene, e andò a vivere a Vence, nel sud della Francia, dove morì nel 1960.

http://www.culturagay.it/biografia/272

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