Quando un arbitro rovina una partita di ragazzi, riflessione di Daniela Domenici

Oggi avrei voluto assistere a un altro incontro del campionato di calcio giovanissimi fascia B qui a Genova ma, purtroppo, un arbitro è riuscito a rovinare la partita Sestrese vs Genova Calcio al campo di Borzoli con un comportamento per il quale gli aggettivi adatti sarebbero una profusione.

Il termine “arbitro” in campo non sportivo vuol dire “chi ha facoltà di operare, di giudicare secondo la propria esclusiva volontà ma nello sport è “un ufficiale di gara che ha il compito di far rispettare le norme e i regolamenti, di vigilare sul normale svolgimento della competizione, di convalidarne il risultato e, talvolta, di decretare il vincitore

Bene, l’arbitro di oggi, di cui non so il nome e neanche voglio saperlo, avrebbe mettere in pratica fare quello che dice il dizionario nella seconda definizione; invece ha fatto soltanto di testa sua espellendo un giocatore per un fallo non da espulsione, aveva tirato una maglia, ha espulso uno dei mister che, giustamente, protestava per le infinite, e spesso ingiuste, ammonizioni, e ha espulso un secondo giocatore della stessa squadra per doppia ammonizione.

La partita si è completamente spenta per il continuo fischio di quel tipo che ha bloccato ogni azione di gioco per la paura di essere fischiati, ammoniti o espulsi. Già la sua postura nel camminare quando è entrato in campo (che ho poi rivisto quando è uscito) era tronfia, molto mussoliniana, con la schiena rigida mi aveva dato un preavviso ma speravo di sbagliarmi.

Quello che più mi ha amareggiato è che era un incontro tra due squadre di ragazzi che avrebbero voluto affrontarsi con impegno ma con il sorriso, la leggerezza e il fair play caratteristico della loro età che ho sempre visto negli incontri precedenti; quella specie di arbitro lo ha trasformato in un ring in cui i giovani giocatori erano allo sbando, senza più motivazioni, senza più azioni di gioco per aura di essere fischiati. Che squallore!!!

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