accadde…oggi: nel 1905 nasce Helen Wills Moody, di Alessandro Mastroluca

http://www.supertennis.tv/archivio-news/720-storia-di-helen-wills-moody,-la-regina-americana.html

Otto titoli a Wimbledon, due ori olimpici, 180 partite senza sconfitte. Tirava più forte di tutte ma è stata anche una star da copertina. E un’apprezzata pittrice

 

helen wills 01 2516 W“Non c’è niente di più bello che veder giocare Helen Wills”. Parola di Charlie Chaplin. Nessuna giocatrice ha dominato il tennis come nel Novecento come Helen, icona della bellezza un po’ ribelle made in Usa. Ha conquistato otto volte Wimbledon, un record rimasto intatto fino al dominio di Martina Navratilova, e in totale 19 Slam in singolare sui 22 giocati. Ha aggiunto due ori olimpici e tra il 1927 e il 1933 ha vinto 180 partite di fila senza perdere mai. “Wills aveva colpi potentissimi, tirava più forte di tutte, forse solo Steffi Graf l’ha superata” dirà Don Budge.

Figlia di un medico
Eppure, il tennis non sembrava nel suo destino. Certo, papà Clarence, un medico di Berkeley, è contento di vederla giocare. Molto meno, invece, di sapere che avrebbe lasciato il college per un semestre nel 1926 per andare a giocare nel sud della Francia. In programma, a Cannes, c’è una partita destinata a fare storia: Wills sfida Suzanne Lenglen. La Divina vince 6-3 8-6, ma il risultato è quasi secondario. “Non ci sarà mai niente di simile a quell’incontro” dirà Ted Tinling, il grande stilista, che aveva 15 anni ed era allo stadio quel 16 febbraio. “È stato il primo grande match nello show business del tennis, una sorta di precursore della Battaglia dei Sessi”. Nessuno, allora, avrebbe mai immaginato che le due star della Belle Epoque del tennis non si sarebbero affrontate mai più.

helen wills 2 2516 WWimbledon e accademia
Ha già vinto il suo primo Wimbledon, Wills, nel 1925 ma quell’anno raggiunge il suo primo grande obiettivo: entra nella Phi Beta Kappa, la più prestigiosa società accademica d’onore d’America. Ed è proprio nel college della University of California che inizia la più intensa rivalità di tutta la sua carriera, con una giocatrice che si chiama come lei, che è nata a Berkeley come lei e ha passato una parte della sua infanzia nella sua stessa casa: Helen Jacobs.
Jacobs l’ha battuta solo nella finale degli Us Championships del 1933, quando Wills si ritira per un problema alla schiena sotto 0-3 nel terzo. Si affrontano quattro volte nel match per il titolo a Wimbledon, e Wills vince sempre: nel 1932, nel 1933, nel 1935, nonostante Jacobs si sia trovata avanti 5-2 nel terzo e abbia mancato un match point, e nel 1938: è il suo ultimo Slam.

La Greta Garbo del tennis
Lasciata l’attività, la Greta Garbo del tennis (definizione di Alice Marble) mantiene una vita pubblica da copertina. Il suo volto campeggia sul monumentale murale “The Riches of California” che caratterizza la facciata della Borsa di San Francisco. Un’opera commissionata dal suo primo marito, Frederick Moody, a Diego Rivera, che aveva sposato Frida Kahlo. Wills diventa un’apprezzata pittrice. Prende il tè con il Primo Ministro, ispira il poeta Louis Untermeyer, suscita l’ammirazione del re Gustavo V di Svezia. La chiameranno “Little Poker Face”, per lo sguardo impenetrabile, “Queen Helen” o “Ice Queen. Per lo scultore britannico C.S.Jagger è “la donna più vicina all’ideale greco di perfezione”. Ma la sua eredità più duratura non ha niente a che fare con lo sport né con la bellezza. Alla sua morte, infatti, ha donato tutta la sua eredità, 10 milioni di dollari, all’Università della California per fondare l’Istituto di Neuroscienze Helen Wills.

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