accadde…oggi: nel 1772 nasce Anna Fiorilli Pellandi, di Guido Fagioli Vercellone

http://www.treccani.it/enciclopedia/anna-fiorilli_(Dizionario-Biografico)/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-venezia-women-born-in-venice/

Nacque a Venezia il 26 dic. 1772 (altre fonti forniscono il 26 sett. 1777) in un’antica famiglia di comici, da Antonio e dalla senese Caterina Quercini, anch’ella attrice di qualche merito.

Il padre, applaudito Tartaglia, fece parte delle compagnie Bazzigotti, Tesi, P. Rossi, Battaglia, Medebach e Pellandi; il nonno Agostino fu anch’egli famoso Tartaglia e nipote di un altro Antonio, napoletano, celebrato Pantalone.

La F. già a nove anni interpretava con successo piccole parti ed era conosciuta col nome d’arte di Fiorillina; dai dodici anni sostenne spesso ruoli maschili, di paggio o di servitorello, e s’impose come organizzatrice di farse in un gruppo di ragazzi. A sedici anni entrò con i genitori nella compagnia Battaglia, al teatro S. Giovanni Grisostomo di Venezia, in parti di ingenua e di amorosa, con tale successo che ben presto sostituì la prima attrice, che era stata fischiata e protestata.

Recitava indifferentemente sia in lingua sia in dialetto veneziano, tanto le commedie di C. Goldoni quanto le tragedie di G. Pindemonte, fratello di Ippolito, ma anche molti drammi di Camillo e Carlo Federici e moltissimi di F. Avelloni. In soli tre anni ella si procacciò una grande rinomanza. Non era propriamente bella, né di statura imponente, ma possedeva un volto estremamente espressivo, occhi vivacissimi, chiome fluenti, e soprattutto una voce calda, trascinante, che si arricchiva di suggestive sfumature.

Continuò la carriera passando successivamente per le compagnie di G.B. Merli, di F. Menichelli e di L. Perelli, per finire in quella di G. Pellandi, del quale nel 1795 sposò il figlio Antonio.

I primi veri trionfi li aveva ottenuti a Padova nel 1790, declamando una composizione poetica scritta per lei da M. Cesarotti (ripubbl. in Rasi, pp. 915 ss.), ed interpretando La Nina pazza per amore di G.B. Marsollier des Vivetières, ridotta per il teatro di Prosa da P. Andolfati; altri ne ottenne con L’oracolo di G.-K Poullain de Saint-Foix, con la trilogia L’amore irritato dalle difficoltà (Teresa e Claudio, Teresa vedova e Teresa e Wilk) di G. Greppi, ma anche con molte delle tragedie di V. Alfieri. Del primo periodo con i Pellandi resta memoria dell’interpretazione della F. dei ruoli d’Ippodamia e di Erope (in alternanza con la meno nota sorella Laura) nel Tieste di U. Foscolo, replicato per nove sere al teatro S. Angelo dopo la prima assoluta del 4 genn. 1797. Al ritiro del vecchio Pellandi la compagnia passò nelle mani del figlio, ma la reale direzione artistica restò affidata alla F., la quale ottenne risultati di tale qualità da far parlare di “miracolo artistico”. È rimasta memorabile una rappresentazione della Mirra dell’Affieri al teatro Nuovo di Firenze, presente l’autore in incognito (1803).

Già nel 1798 la compagnia Pellandi-Fiorilli era considerata la prima d’Italia e tale rimase finché la F. non la lasciò. Infatti nel 1807 ella entrò come prima donna nella Compagnia reale italiana allora fondata da S. Fabbrichesi, ma voluta e finanziata dal viceré d’Italia Eugenio de Beauharnais a condizione che vi recitasse la F., alla quale fu concesso l’inaudito stipendio annuo di 1000 zecchini.

Nel 1812 ella rifiutò ostinatamente di rinnovare il contratto e, in seguito, formò compagnia per un triennio con P. Belli Blanes, uscito dalla Reale per rivalità con G. De Marini. Dopo dieci anni di tournées in quasi tutte le città d’Italia, nel 1813 la F. ritornò con la nuova compagnia a Firenze, ove furoreggiò per tre mesi nelle parti tragiche di Medea, di Dejanira, di Vitellia, di Cleonice e nuovamente di Mirra, ma anche in quelle comiche di Pamela, di Mirandolina e di Lindane. Vi è memoria specialmente delle sue prestazioni nella Merope di S. Maffei (poi in quella dell’Alfieri) e nella Fedra di J.-B. Racine.

Non poté però portare a termine quell’impegno, perché nell’estate del 1816 fu assalita da una malattia che la costrinse ad abbandonare le scene. Si ritirò con il marito in una villa di Avesa, presso Verona, acquistata per oltre 100.000 lire allo scopo di star vicina all’unica figlia, maritata con un farmacista veronese. Ma proprio quest’amore per la figlia la portò alla rovina, perché, mortole nel 1828 il marito, ella affidò l’amministrazione di tutti i suoi beni al genero, che ne fece pessimo uso, dilapidando completamente il cospicuo patrimonio. La F. si ridusse a vivere in una soffitta a Verona con la figlia e quattro nipoti, dimenticata da tutti.

Vi morì il 21 genn. 1841.

La sua popolarità era stata tale da farla considerare la massima attrice del suo tempo, e ne e prova il fatto che nel 1822 fu quasi obbligata a fare una breve rentrée in onore dei sovrani europei riuniti al congresso di Verona. Di lei erano stati dipinti e scolpiti moltissimi ritratti, ma tutti sono andati dispersi al momento della perdita della villa di Avesa: resta una medaglia, disegnata da F. Nenci, coniata in suo onore, col suo profilo e la dicitura “Anna Fiorilli Pellandi cothurno ac socco italico insignis” (riprodotta in Rasi, p. 919, e Leonelli, p. 375).

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