accadde…oggi: nel 1910 nasce Pupella Maggio

http://www.repubblica.it/online/spettacoli/maggio/maggio/maggio.html
https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/il-calendario-delle-donne-nate-a-napoli/
1999 – E’ morta questo pomeriggio, all’ospedale Sandro Pertini di Roma, Pupella Maggio, una delle più grandi interpreti del teatro napoletano. Attrice, ballerina, cantante ma anche operaia nelle acciaierie di Terni tra il ’43 e ’44, fu portata alla ribalta da Eduardo De Filippo dopo il ’56, con la “Scarpettiana”, al Teatro San Ferdinando di Napoli, e con “Sabato, domenica e lunedì” nel 1959. Era una tipica figlia d’arte, come ancora se ne trovavano all’inizio del secolo: sette generazioni di attori e di saltibanchi alle spalle, da parte di madre; un paio da parte di padre, con un nonno proprietario di un piccolo circo equestre di paese.
Partorita in un camerino del teatro Orfeo di Napoli, nel 1910, da una mamma artista che le diede quindici fratelli, sei dei quali si dedicarono al teatro. Pupella salì la prima volta in palcoscenico a tre anni e a sette aveva già le sue parti fisse nella compagnia di famiglia. Nonostante le spinte della famiglia però non si convinse a voler fare l’attrice fino all’età di 40 anni anche se, quando faceva l’operaia, raggruppava le ragazze della mensa e altri compagni per fare spettacolo al dopolavoro.
A 40 anni giunse alla “Scarpettiana” e capì che il teatro messo in scena da Eduardo era fatto per lei. E scavò, man mano, nei personaggi che erano stati di Titina De Filippo: da Filumena Marturano a Concetta di “Natale in casa Cupiello”. Il pubblico la riconobbe come una grande interprete e Luchino Visconti la volle con sè accanto a Paolo Stoppa e Rina Morelli. Con loro recitò “L’Arialda” di Giovanni Testori, la commedia-scandalo sui “terroni” a Milano, che fu proibita per oscenità e divise l’Italia dei benpensanti dei primi anni Sessanta. Con Alberto Sordi lavorò al cinema nel “Medico della mutua” e nel successivo “Prof. dott. Guido Tersilli…” e anche Fellini utilizzò il suo piccolo volto in un bel personaggio di “Amarcord”. Per lei Giuseppe Patroni Griffi scrisse una delle sue migliori commedie, “Visita ad una signora amica”.
Passati i settanta anni, la carriera si arricchì di esperienze nuove e abbastanza sorprendenti per la ex-ballerina dell’avanspettacolo. Fu la “Madre” nell’opera di Maksim Gorky e la Madonna nei versi di Jacopone da Todi. Recitò “Aspettando Godot” di Samuel Beckett e “Aspettando Amleto” di Mario Prosperi e Antonio Calenda. Quest’ultimo, che fu il regista di molti suoi spettacoli degli anni Ottanta, le regalò il più bel successo facendola rincontrare in palcoscenico coi suoi fratelli Beniamino e Rosalia. La carrellata di vecchie macchiette cucite insieme apposta per loro si intitolava “‘Na sera ‘e Maggio”.
Alla vigilia degli Ottanta anni aveva dato l’addio alle scene, nonostante varie richieste e una buona salute. Ma di recitare, o almeno di sottoporsi alla routine del teatro, non le andava più. Preferiva insegnare ai giovani a Roma o a Todi, dove viveva, e concedersi di tanto in tanto al cinema come in “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore (1988) o in “Sabato, domenica e lunedì” che Lina Wertmuller aveva girato nel I990. La sua ultima apparizione la fece in tv nel ’91, nella serie “Il ricatto 2” con Massimo Ranieri.