accadde…oggi: nel 1896 nasce Mary Tibaldi Chiesa, di Sabrina Fava

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Mary Chiesa nacque a Milano il 26 aprile 1896 da Eugenio Chiesa, fervente mazziniano e uomo politico molto in vista, e Lucia Cantù, proveniente da una colta famiglia di origini islandesi. Il respiro internazionale della famiglia è inscritto nello stesso nome dato alla figlia Mary per ricordare la nonna paterna, ma trasformato nella traduzione inglese, come suggerito dall’amica di famiglia Fidelia Papa di origine americana.

Mentre la mamma orientò le letture infantili di Mary prevalentemente verso il genere fiabesco e fantastico proveniente dal Nord Europa, il padre Eugenio ebbe un ruolo centrale nel trasmettere alla figlia, con il proprio esempio, una salda formazione etico-politica che, una volta adulta, l’avrebbe condotta a difendere tali ideali nel periodo fascista e ad impegnarsi attivamente in politica nell’Italia repubblicana.

Le vicende familiari della famiglia Chiesa dipesero in modo non marginale dalle scelte politiche del capofamiglia che, in seguito ai moti del 1898, dovette andare in esilio a Lugano insieme alla piccola Mary, mentre la moglie rimase a Milano anche per curare l’azienda familiare produttrice di giocattoli. La famiglia si ricongiunse a Parigi e all’inizio del ‘900 rientrò nella casa di via Crocifisso a Milano dove l’avvocato Giuseppe Marcora riuscì a far assolvere Chiesa, ne favorì la discesa nella politica meneghina come consigliere comunale e dal 1904 come deputato.

Dopo la nascita della sorella Luciana (1903), la famiglia si spostò per lunghi periodi a Marina di Massa, centro ricompreso nel collegio elettorale del padre. Per la solitaria e introspettiva Mary quelli furono periodi spensierati, durante i quali apprezzò la vita tranquilla all’aria aperta dalla quale trasse spunto per iniziare a comporre autonomamente i primi racconti fantastici. La sua precoce propensione per la scrittura venne notata da Luigi Luzzatti il quale consigliò l’invio dei testi al «Giornalino della domenica» e così a soli undici anni Mary ebbe l’orgoglio di vedere pubblicata la propria fiaba Il principe Rubino, firmata con lo pseudonimo Myriam, sul «Passerotto», il celebre inserto diretto da Omero Redi ( Ermenegildo Pistelli) che ospitava solo testi di giovani lettori.

La formazione di Mary fu inoltre perfezionata a livello musicale (sino al diploma di pianoforte) e nel campo della conoscenza delle lingue straniere. Nel frattempo seguì i corsi liceali presso il «Manzoni» dove conobbe Nilo Tibaldi, fervente irredentista, con il quale si sposò nel 1919 al termine degli studi universitari in Lettere compiuti presso «La Sapienza» di Roma. Dal matrimonio nacquero Lucia (morta precocemente) e Felice, poi medico affermato.

L’ampia produzione della C. si può suddividere in un primo decennio che copre gli anni ’20 nel quale prevale la scrittura di romanzi come A tutte le allodole deve crescere il ciuffo (1925); Nel libro della memoria (1927); Come una fiaba (1928); Figli delle muse (1930). Non mancarono in questi anni traversie familiari importanti. Dopo l’omicidio Matteotti il padre Eugenio andò in esilio in Francia dove diede vita al movimento antifascista insieme a Treves e ai fratelli Rosselli. I familiari rimasti in Italia subirono il ritiro del passaporto e furono posti sotto stretta sorveglianza.

Dopo la morte del padre (1930) si verificò una certa intensificazione dell’attività letteraria di Mary con più ambiti di interessi: lo studio biografico di vari musicisti; raccolte di liriche nelle quali si riflettono in forma poetica i ricordi d’infanzia, sentimenti dolorosi e gioiosi delle varie fasi della sua vita; scritti d’intonazione autobiografica come Nel libro della memoria (1927) e, in seguito, La mia vita politica (1955) e, da ultimo, insieme alla sorella Luciana, il recupero della memoria paterna (La vita di Eugenio Chiesa. Nel centenario della nascita 1863-1963).

Notevole fu anche l’attività di traduttrice che divenne nel tempo l’ambito preferenziale di attività. Le sue traduzioni si specializzarono nel settore del fiabesco, spaziando da autori francesi come la fiaba di magia di Perrault e le favole di La Fontaine ad autori come il danese Andersen (Nuove novelle, 1938) e la tradizione fiabesca russa con Puskin (Il gallo d’oro e altre fiabe, 1942) e le fiabe popolari (L’uccello di fuoco e altre fiabe popolari russe, 1945) fino ai fratelli Grimm (Nuove novelle, 1945) e Hoffmann (Il pifferaio magico, 1944).

Gli interessi di traduzione si sarebbero inoltre arricchiti di autori anglosassoni come Wilde (Il principe felice e altre novelle, 1945), Barrie (Peter Pan e Wendy, 1948), Swift (Gulliver, 1952), Burnett (Il piccolo Lord, 1960). In questo ampio settore non mancarono incursioni nella fiaba popolare (Leggende del Cervino, 1933; Alla Rosa dei Venti, 1937) e negli anni ’30 assai interessanti contaminazioni tra testo fiabesco e musica nella realizzazione di libretti per spettacoli al teatro degli Arcimboldi insieme a Pina Gonzales e Bice Romano.

Agli anni ’30 risale anche la fruttuosa collaborazione con la casa editrice Utet nei progetti curati da Fernando Palazzi e Vincenzo Errante nell’ambito della collana «La Scala d’oro». Nel 1939 per l’enciclopedia Il tesoro del ragazzo italiano la C. curò le sezioni L’arte e i suoni; La storia degli oggetti e Fiabe provenienti dai vari paesi del mondo. Il genere enciclopedico per ragazzi la spinse a intraprendere anche la compilazione di alcuni testi scolastici di economia domestica nonché il testo Letteratura infantile (1944) già proiettato verso l’Italia della ricostruzione con la presentazione ad esempio, di autrici fino ad allora oscurate dal regime come Ada Marchesini Gobetti.

Nel 1948 la C. venne eletta alla Camera dei deputati nelle fila del Partito repubblicano. In tale veste sostenne la necessità della costituzione di consultori prematrimoniali di orientamento etico-spirituale oltre che medico-informativo (1949), insieme a altri promosse una legge a tutela dei ragazzi in materia di cinematografia (1950) e in seguitò diede il proprio appoggio alla proposta di legge sulla regolamentazione del commercio di giocattoli e il divieto di commercio di giocattoli di guerra. La C. si spense a Milano il 23 giugno 1968.