Quando il Vesuvio aveva il pennacchio, di Rosanna Oliva De Conciliis, recensione di Daniela Domenici

“Ogni fiaba introduce una storia, ogni storia un racconto familiare, ricordi, impressioni, emozioni. Così è costruita questa raccolta “favolosa” di vicende accadute all’ombra del Vesuvio”: queste parole iniziali della perfetta ed empatica prefazione di Giuliana Cacciapuoti ci raccontano, in sintesi, di cosa tratta quest’opera più recente di Rosanna Oliva De Conciliis, napoletana doc poi diventata romana, fondatrice e presidente della Rete per la Parità, da sempre impegnata per i diritti delle donne e dei minori.
In questa sorta di amarcord napoletano l’autrice descrive il suo rapporto profondo, intenso e appassionato con la città di Napoli partendo dagli anni della sua prima infanzia, “quando il Vesuvio aveva il pennacchio”, prima della seconda guerra mondiale. Ogni capitolo è introdotto da un accenno di favola, molte delle quali le sono state tramandate oralmente, che danno un tocco di colore in più alla sua narrazione. Oliva ha un albero genealogico davvero intricato e ricco di nonni e nonne, zii e zie, cugine e cugini che vengono ricordati/e con nostalgico affetto.
Il libro è corredato di molte immagini, in bianco e nero, naturalmente, che regalano sorrisi e per concludere questo suo innamorato omaggio alla città di Napoli l’autrice inserisce prima una fiaba da lei inventata e poi tante ricette tipiche della cucina partenopea e legate alla sua infanzia: complimenti!