La distanza più breve, di Vincenzo Maimone, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Ancora uno splendido giallo edito dalla Fratelli Frilli editori ma questa volta ha, per me, una marcia in più, l’ho amato, se possibile, più dei precedenti perché l’autore è siciliano come me e si svolge in una delle più belle città della costa catanese, Acireale, che conosco personalmente.

È un Giallo con la G maiuscola questo immaginato da Vincenzo Maimone, docente universitario a Catania e scrittore che ha come principali protagonisti il commissario Giacomo Costante e il suo amico professore Tancredi Serravalle. Si legge in un soffio perché non solo ha uno stile narrativo assolutamente perfetto ma anche perché la trama è avvincente a tal punto che fatichi a riemergere, fatta di colpi di scena a ripetizione senza poter prendere fiato, con un ritmo velocissimo denso di dialoghi che l’autore ha caratterizzato inserendo spesso frasi in stretto dialetto etneo (che l’autrice ama e conosce bene essendo l’argomento della sua tesi di laurea…).

È una lotta tra potenti clan rivali al centro della quale si trova, suo malgrado, Adolfo Collura, un onorevole sui generis (che somiglia a molti dei politici attualmente in carica) ma è, in primis, il tentativo del commissario di trovare, finalmente, il responsabile della tragedia che ha colpito il suo amico Tancredi perché, come si legge in seconda di copertina, “sulla loro amicizia aleggia l’ombra dei sensi di colpa, delle recriminazioni e dei troppi silenzi…è un finale di partita che non ammette incertezze”.

Ci sono anche due personaggi femminili perfettamente delineati, Chiara, la deliziosa figlia di Tancredi, e Caterina, un’amica che riemerge dopo anni e prova a dare un po’ di serenità al professore.

P.S deliziosa l’idea del demone socratico, prof. Maimone, complimenti!!!