accadde…oggi: nel 2008 muore Giustina Prestento, di Giulia Salvagni

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Pittura, danza o musica? Nell’indecisione, Giustina Prestento ha fatto entrare tutt’e tre nel suo vulcanico studio. L’arte è arte. Se per esprimersi si sentono al tempo stesso diverse esigenze perché non tentare? È stato più o meno in questo modo che Giustina Prestento si è avviata lungo questa originale strada creando una compenetrazione di più tecniche, un linguaggio complesso, unico nel suo genere e che, nella sua lunga carriera, ha riscosso molto successo. Tanto che il noto critico e storico dell’arte Enrico Crispolti le ha dedicato un monografia: Giustina Prestento – Inter Codices, intrecci di musica, gestualità e pittura, a cura di De Luca Editori Arte.
All’inaugurazione di una mostra dell’artista, il Premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini si trovò di fronte a grafie simili a quelle prodotte dai computer. In particolare dai computer costruiti per tradurre in segni le vibrazioni del suono. Con meraviglia si chiese: la mente umana ha costruito macchine che hanno le sue stesse percezioni… o cosa? “Rita Levi Montalcini studia il cervello umano – spiega Giustina – quel giorno rimase davvero colpita, mi fece molte domande. Era interessata a come il mio cervello captasse le onde sonore e come il mio gesto potesse tradurle in quei segni. È da molto che lavoro in questo modo, da prima che costruissero quei congegni elettronici”.
La sua è una “scrittura corporea” suggerita dalla musica. A sottolineare la fisicità della sua arte vi ha coinvolto anche il corpo di danzatrici che sembrano materializzarsi nei suoi disegni. In alcuni casi danza e pittura sembrano formarsi e trasformarsi insieme come per magia. Pittura, danza, musica si liberano così delle loro caratteristiche tradizionali per fondersi in un tutto organico. “Quando ero bambina pensavo sempre: o faccio la ballerina, o la cantante, o la pittrice. Queste cose mi sono rimaste compresse dentro per un lungo periodo della mia vita, quando non ebbi la possibilità di lavorare. Poi ho trovato il modo di legarle insieme, la cosa mi diverte moltissimo. L’idea mi venne nel ’79, quando in occasione di una mia mostra a Roma incontrai Nicoletta Giavotto, dimostrò subito un particolare interesse per i miei dipinti. Nicoletta è stata una danzatrice contemporanea intelligente, molto colta. Unimmo i miei dipinti alla sua danza e alla splendida voce della cantante Cathy Berberian. Ne scaturì un genere nuovo”.
Già dai primi anni arrivarono inviti per far conoscere questo lavoro al Museo delle donne artiste di Washington, alla Cornell university di Ithaka-Ny . Invitarono la Prestento per condurre dei seminari alle due Università del Vermount, oltre che al Palazzo dei diamanti di Ferrara, alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte dell’Università di Siena etc… Forse non a caso il critico d’arte Enrico Crispolti definisce il suo lavoro ‘Teatro d’artista’, perché pur essendo un’artista figurativa, sconfina un po’ nella regia.
“Quando immagino una composizione la vedo già come deve essere nella sua totalità: la musica, le proiezioni dei disegni sui corpi dei danzatori, il tipo di movimenti…”.
Le sue creazioni sono spesso brevi, come piccole opere-azioni alle quali, nel 1988 diede il titolo di Opus intercodex proprio perché intrecciano e fondono i tre codici: segno-gesto-musica. La Biennale di san Paolo del ’91 era incentrata sulla ‘performig art’, perciò scelsero questo lavoro come rappresentante dell’Italia. “In ogni Opus – spiega Giustina – ci sono più immagini che si susseguono. Sono diapositive di dipinti che realizzo in studio durante le prove con le danzatrici. È un lavoro di collaborazione molto bello perché si forma una specie di filo creativo continuo tra me e loro”.
La presentazione della bella monografia su quest’artista, le cui uscite in pubblico non sono molto frequenti, è da considerare un evento da non perdere. Il 21 aprile, presso l’Auditorium di Roma, le sarà dedicato un intero pomeriggio con performances, esposizione di alcune sue opere, un dibattito.