chi è Avril Haines, la prima donna alla guida dell’intelligence americana

Che storia ha Avril Haines

Questa settimana il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha nominato Avril Haines direttrice dell’Intelligence nazionale, la carica più alta in tutto il settore dell’intelligence americano, che sovrintende anche al lavoro della CIA. Haines è la prima donna a ricoprire l’incarico, dopo essere stata, qualche anno fa, la prima vice direttrice della CIA. La sua carriera è ricca di primati, di grandi elogi da parte dei colleghi (è quasi impossibile, anche dopo aver trascorso molte ore a leggere sul suo conto, trovare qualcuno che abbia lavorato con lei nella comunità dell’intelligence e che ne parli male sui media) e anche di controversie. La sua attività nel plasmare la politica estera e la strategia antiterrorismo degli Stati Uniti è stata al tempo stesso criticata dalla sinistra del Partito democratico come troppo interventista e dalla destra come troppo moderata. Nessuno, tuttavia, critica la sua enorme preparazione.

Haines ha 51 anni, è nata a New York e la sua carriera è stata inconsueta e rapidissima: in 15 anni, dal 1998 al 2013, è passata da essere proprietaria di una libreria indipendente a Baltimora senza esperienza legale o in politica estera a essere nominata vice direttrice della CIA. Aggiungiamo altri sette anni e arriviamo alla nomina di questa settimana, l’apice di tutta la struttura dell’intelligence americana. Haines è una fisica teorica, sa pilotare un aeroplano ed è cintura marrone di judo. Figlia di due scienziati, si iscrisse a Fisica teorica all’Università di Chicago. Per mantenersi durante gli studi, cominciò a lavorare in un’autofficina come riparatrice di vetture, come si legge in un ritratto molto citato apparso su Newsweek qualche anno fa. Negli anni dell’università prese anche la licenza da pilota e sposò il suo istruttore, David Davighi, che ancora oggi è suo marito.

I due si trasferirono a Baltimora e nel 1992 aprirono un caffè-libreria, comprando l’attività all’asta dopo che era stata sequestrata dalla polizia in un raid antidroga. Uno degli aneddoti più citati dai media americani su Haines riguarda il fatto che, durante i suoi anni da libraia, abbia organizzato letture pubbliche di libri erotici. Online è disponibile anche un resoconto di una di queste serate, pubblicato da un giornalista del Baltimore Sun che vi partecipò. A Baltimora, Haines cominciò a interessarsi a varie cause sociali e all’attivismo locale. In più di un’intervista ha detto che in quel periodo notò che le persone più attrezzate per cambiare le cose a livello sociale erano gli avvocati, e decise di diventarne uno.

Si iscrisse alla scuola di legge della Georgetown University nel 1998, dove sviluppò una passione per la legge internazionale e soprattutto per i trattati. Dopo la laurea, fu assistente di un giudice di Corte d’appello e nel 2003 entrò nel team legale del dipartimento di Stato, nell’ufficio che si occupa dei trattati internazionali. Era il periodo della guerra al terrore di George W. Bush, e uno dei primi lavori di Haines riguardò una disputa tra la Casa Bianca e il Congresso, quando quest’ultimo scoprì che l’amministrazione Bush aveva stipulato alcuni accordi segreti con paesi dell’est Europa e del Medio oriente per consentire alla CIA di condurre detenzioni e interrogatori extralegali di sospetti terroristi. Quando il governo americano stipula un trattato o un accordo internazionale, secondo la legge deve renderlo noto al Congresso. Haines e i suoi furono scelti per rendere conto al Congresso di questi accordi, ma scoprirono che gli accordi segreti erano circa 600, risalivano anche a molti anni addietro e riguardavano molte questioni, non soltanto l’antiterrorismo. In seguito, Haines si occupò di gestire l’approvazione da parte del Senato di altri 90 trattati internazionali, meno controversi, curandone la parte legale.

In quegli anni fu anche l’avvocata del dipartimento di Stato assegnata alla commissione Affari esteri del Senato, il cui presidente era l’allora senatore Joe Biden: i due cominciarono a lavorare assieme in quell’occasione. Dopo un breve periodo da capo dell’ufficio trattati, nel 2011 Haines fu chiamata dalla Casa Bianca di Barack Obama come vice consigliera legale, per poi diventare consigliera legale sui temi della sicurezza nazionale nel giro di pochi mesi. Le fu affidato un lavoro enorme e importante: guidare il team di avvocati e di esperti antiterrorismo assemblato per la revisione delle politiche di uccisioni con i droni.

Nei primi anni di governo, l’amministrazione Obama aveva espanso enormemente le operazioni di uccisioni mirate con i droni Predator, anche nel tentativo di trovare un modo efficace ma meno distruttivo di proseguire la guerra al terrorismo degli anni di Bush. Secondo alcune stime del Council on Foreign Relations, tra il 2008 e il 2013 i droni americani uccisero 4.700 persone in Medio oriente e in Africa (altre stime sono più caute e parlano di 3.000 persone), contro le 50 uccisioni circa sotto Bush. Non tutte le persone uccise dai Predator erano terroristi, anzi: secondo i gruppi di difesa dei diritti umani buona parte delle vittime delle operazioni con i droni era composta da civili coinvolti nelle esplosioni. Quando colpisci con un missile un’automobile su cui ritieni che stia viaggiando un sospetto terrorista, è quasi inevitabile che ci siano delle vittime collaterali.

Haines lavorò per limitare il più possibile l’utilizzo dei droni. Nel 2013 Newsweek scrisse che veniva svegliata nel cuore della notte per sapere se un sospetto terrorista poteva essere «incenerito legalmente da un attacco con droni». Harold Koh, un suo collega nel team legale della Casa Bianca, ha detto al Daily Beast: «Molte persone si autodefiniscono come una voce di moderazione. Lei lo era veramente. ‘Questo è illegale, non si può fare’, diceva. Era molto decisa». Il risultato fu una nuova regolamentazione presentata da Obama nel maggio del 2013 e nota come “Presidential Policy Guidance”. Secondo le nuove regole, che sono state rese pubbliche soltanto qualche anno dopo, era necessario che ci fosse la «quasi certezza» che l’obiettivo dell’attacco con droni fosse un «obiettivo legale», e che i civili non sarebbero stati coinvolti nell’operazione. Dopo la pubblicazione delle linee guida, gli attacchi si ridussero molto. Secondo il Daily Beast, nel 2010 gli Stati Uniti fecero 122 attacchi con droni nel solo Pakistan. Ma tra il 2012 e il 2016 gli attacchi in Pakistan furono soltanto 61 in quattro anni. Secondo alcune stime, le vittime civili degli attacchi si ridussero praticamente a zero, ma i numeri sono contestati dai gruppi per la difesa dei diritti umani.

Nella stesura delle linee guida sull’utilizzo dei droni, Haines lavorò strettamente con John Brennan, un veterano della CIA che allora era il principale consigliere della Casa Bianca sull’antiterrorismo. Quando nel 2013 Obama nominò Brennan direttore della CIA, lui chiese ad Haines di diventare vice direttrice anche se, dissero i media, era già pronta per lei una nomina prestigiosa da capo del team legale del dipartimento di Stato. Con Brennan, Haines ha gestito un’importante riorganizzazione della CIA, cominciata nel 2015.

Ma l’evento più notevole e più grave di questo periodo riguarda probabilmente gli scontri tra l’agenzia e la commissione Intelligence del Senato, che sotto la guida della senatrice Dianne Feinstein aveva cominciato una pesante indagine sull’utilizzo della tortura da parte della CIA nel corso della guerra al terrore. La commissione scoprì che le torture erano molto più gravi e sadiche di quanto si pensasse, che non avevano utilità nel prevenire gli attacchi terroristici e che la campagna della CIA per nascondere il programma di torture era così esteso e sofisticato da costituire praticamente un’operazione di disinformazione contro il popolo americano e contro il Congresso. La CIA era così preoccupata per l’indagine che cominciò a spiare il Congresso, e ottenne l’accesso a file riservati su server privati. Quando si seppe, fu un grosso scandalo.

Haines negoziò con il Senato sulla pubblicazione del rapporto finale con le conclusioni dell’indagine, e secondo alcune ricostruzioni fatte dai media con fonti provenienti dal Congresso trattò duramente per ridurre il più possibile l’impatto del rapporto e omettere quante più informazioni compromettenti possibile sul programma di tortura. Inoltre, approvò i risultati di un’indagine interna alla CIA che raccomandava di non prendere nessuna misura disciplinare contro gli agenti che avevano spiato il Senato.

Nel 2015, Haines tornò alla Casa Bianca come viceconsigliera per la sicurezza nazionale. In quel periodo la guerra in Siria aveva provocato un’enorme crisi di rifugiati, e Haines lavorò molto per aumentare la quota di persone che gli Stati Uniti accettano ogni anno per ragioni umanitarie: nel 2015 erano 70 mila, ma dopo il ritorno di Haines alla Casa Bianca diventarono 85 mila nel 2016 e 110 mila nel 2017. Secondo i media americani, Haines fu fondamentale nel convincere i Repubblicani al Congresso ad accettare l’aumento delle quote, spesso usando come leva la propria esperienza alla CIA e nell’antiterrorismo. L’amministrazione di Donald Trump, in seguito, ha dimezzato le quote di rifugiati ammessi. Sempre secondo il Daily Beast, negli ultimi anni di presidenza Obama Haines era rimasta una delle ultime consigliere alla Casa Bianca a insistere per trovare una soluzione alla situazione della prigione speciale di Guantanamo, dove gli Stati Uniti tutt’oggi detengono alcuni sospetti terroristi in uno status di extralegalità.

Dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni del 2016, Haines è uscita dall’amministrazione pubblica. Ha partecipato ad alcuni progetti di ricerca come il Columbia World Projects della Columbia University. Nel 2018, sostenne la decisione di Trump di nominare Gina Haspel come direttrice della CIA. Per questo fu molto criticata perché Haspel aveva avuto un ruolo importante nel programma di torture dell’agenzia. Haines disse di aver sostenuto Haspel non perché approvasse il suo operato, ma perché la nuova direttrice della CIA era una figura tecnica e interna, e non una nomina di natura politica come tantissime altre che Trump stava facendo in tutte le agenzie federali. Haines ha ribadito il concetto in un articolo pubblicato su Foreign Policy ad aprile di quest’anno, in cui, pur senza citare Haspel, assieme ad altri sostiene che la politicizzazione dell’intelligence operata da Trump metterebbe a rischio la sicurezza nazionale americana.

Inoltre, tra il 2017 e il 2018, Haines è stata consulente di Palantir, l’azienda tecnologica di Peter Thiel. Palantir è un’azienda controversa, anzitutto per il suo fondatore: Thiel è un sostenitore e un finanziatore di Donald Trump, e un ultralibertario con idee spesso estremiste. La sua azienda, inoltre, vende (soprattutto ai governi) prodotti di analisi dei big data, che consentono di gestire dati e fenomeni complessi. Per esempio, Palantir ha creato per il governo britannico un sistema per raccogliere e organizzare i dati sulle scorte di dispositivi sanitari durante la prima ondata di coronavirus. Ma i principali clienti di Palantir sono la difesa e l’intelligence americani, che hanno sviluppato con l’azienda prodotti spesso eticamente controversi. Tra questi, probabilmente il più criticato è uno strumento utilizzato dalla polizia per scovare ed espellere gli immigrati. Dopo essere entrata nel comitato elettorale di Joe Biden come consigliera sulla sicurezza e la politica estera, nella primavera di quest’anno, Haines ha chiesto al sito della Brookings Institution, un think tank, di eliminare dalla sua biografia personale i riferimenti a Palantir, ha scritto The Intercept.

La figura di Haines all’interno dell’apparato di intelligence americano è sempre stata particolare. Sia per la sua storia personale variopinta (in un giro di interviste ai giornali americani negli scorsi giorni Brennan l’ha definita «bohémien», pur riempiendola di elogi) sia per la sua formazione da avvocata. Questo è un problema che si pose fin dalla sua nomina a vice direttrice della CIA, nel 2013: secondo gli analisti, l’intelligence è abituata a vedere gli avvocati come eccessivamente prudenti e le obiezioni legali come ostacoli. Inoltre, Haines aveva trascorso la gran parte della sua carriera al dipartimento di Stato, che ha un approccio molto diverso alle questioni di sicurezza. Haines riuscì a superare questi dubbi grazie alla sua esperienza notevole, seppure raccolta in pochi anni. Ha gestito operazioni sotto copertura, ha spesso condotto le discussioni più importanti nella Situation Room della Casa Bianca ed è particolarmente abile nel tradurre complicate questioni di sicurezza nazionale in termini facilmente comprensibili ai leader politici, come ha scritto il New York Times. Un’altra dote che le viene attribuita è un’etica del lavoro eccezionale, che spesso la porta a entrare in ufficio all’alba e rimanervi fin dopo la mezzanotte.

La sua esperienza legale le sarà utile nel nuovo lavoro da direttrice dell’Intelligence nazionale, che è una figura di coordinamento e supervisione: a lei risponderà la direttrice della CIA. La carica fu creata dall’amministrazione Bush ed è tradizionalmente occupata da figure non partitiche, anche se Donald Trump l’ha usata per premiare i suoi alleati politici. Haines, che ha lavorato sia sotto Bush sia sotto Obama, ripristina la tradizione di imparzialità.

A sinistra del Partito democratico, come dicevamo, le nomine di Haines e degli altri membri del governo legati alla sicurezza e alla politica estera sono state criticate perché non costituiscono una rottura sufficientemente forte con il passato, anzi. Haines è stata la più criticata di tutti, soprattutto per il suo ruolo sulla questione delle torture della CIA e per il sostegno a Gina Haspel. La stragrande maggioranza della comunità d’intelligence, però, apprezza il suo operato, e il suo curriculum potrebbe essere considerato favorevolmente anche dai senatori repubblicani che dovranno confermare il suo incarico (cosa non scontata). I media la definiscono come una «liberal pragmatica», che crede fermamente nel ruolo della legge e della diplomazia per contenere e moderare l’utilizzo della violenza.

Tra i compiti principali di Haines, se confermata, ci sarà quello di esporre tutti i giorni il briefing presidenziale nello Studio Ovale. Nel suo primo discorso dopo la nomina, Haines ha promesso che «non farà sconti al potere» e che non esiterà a parlare con franchezza al nuovo presidente.