La fiaba del filo di Arianna, di Caterina Cicardello

                                                                                                                  

Tremila anni fa c’erano due regni sempre in guerra tra loro: il Regno di Grecia con Atene e il Regno di Creta. Il regno di Creta era minacciato da un orribile essere vivente dal corpo di un gigante e con una grossa testa di Minotauro che per sopravvivere si doveva nutrire di esseri umani. Il mostro viveva nel sotterraneo del palazzo del Labirinto a Creta; questo era un luogo magico e oscuro, dove una volta entrati si perdeva l’orientamento e mai nessuno aveva saputo trovare la via d’uscita. Il Minotauro vagava per il regno e rapiva i giovani per poi mangiarli. Mai nessuno, nemmeno l’eroe più forte era riuscito ad uccidere il mostro e così in quel regno c’erano sempre meno guerrieri che potessero combattere le battaglie. Questa era una vera disgrazia per quel popolo di Creta. Ma accadde che il re Minosse di Creta, vincesse la guerra contro il re di Atene Egeo. Questa sconfitta portò il povero Egeo a dover subire il doloroso patto che il re di Creta Minosse gli propose: “risparmierò lo sterminio del tuo regno e del tuo popolo, a patto che tu accetti di consegnarmi i tuoi uomini per placare e saziare per sempre quel mostro del Minotauro che affligge il mio popolo” .

Il re di Atene Egeo aveva un figlio che si chiamava Teseo. Lui era un bel giovane forte e coraggioso; il principino non conosceva il patto tra suo padre e Minosse, così quel giorno quando vide i suoi sudditi che venivano incatenati per essere portati via, quel povero padre dovette spiegare quel che era accaduto e che per questo era stato costretto a consegnare i suoi uomini e darli in sacrificio al Minotauro.

Teseo si arrabbiò con il padre che non aveva saputo ribellarsi a questo patto. Allora fece liberare uno dei sudditi già in catene e si fece incatenare al suo posto:”partirò con queste giovani vittime e morirò con loro se non saprò liberare la mia patria da un simile sterminio. Io voglio uccidere il Minotauro”.

Il re Egeo era disperato, voleva dissuadere il figlio Teseo da quel sacrificio, gli spiegò del Minotauro e del labirinto da cui mai nessun eroe era riuscito ad uscire diventando preda di quel mostro, ma il principino fu irremovibile: “voglio andare a Creta e uccidere il Minotauro”. Il re allora per agevolare il suo viaggio gli diede la nave con due vele, una bianca ed una nera e gli disse:” se tornerai vincitore, comanda di issare la vela bianca…perché se invece vedrò issata la vela nera, capirò che la tua impresa ti sarà costata la vita. Ogni giorno io salirò nella torre più alta per scrutare l’orizzonte e vedere quale vela isserà la tua nave..e capirò se tornerai vincitore.”Teseo abbracciò il vecchio padre e salpò alla volta di Creta .

Il re Minosse aveva una figlia bellissima dai capelli dorati di nome Arianna.Quando Teseo e i suoi uomini giunsero alla corte del re Minosse, Arianna appena lo vide se ne innamorò a prima vista e il suo cuore tremava di angoscia sapendo che sarebbe diventato il pasto del Minotauro. Così quando rimasero da soli gli disse che voleva aiutarlo e non poteva accettare che dovesse morire. Teseo con molto coraggio le rispose:”io sono venuto fin qui per liberare la mia patria e il mio popolo da un patto terribile che non può più continuare..principessa Arianna dai capelli dorati, io devo

uccidere il Minotauro”. La povera Arianna allora gli spiegò :” oh principe Teseo, anche se tu riuscissi a sconfiggere il Minotauro, rimarresti imprigionato dentro il labirinto dove sono morti tutti quelli che hanno provato ad entrarvi” . “Mi farò aiutare

dal mio coraggio, io non ho paura di morire”…. rispose Teseo. Arianna gli disse “Voglio aiutarti Teseo,ascolta, quando vi porteranno al Labirinto, io me ne starò nascosta dietro una roccia e tra le mani terrò un gomitolo di filo. Ti passerò un capo del filo e tu dovrai svolgere tutto il gomitolo lungo le intricate gallerie del Labirinto. Questo ti servirà per ritrovare la via del ritorno. Prendi anche questo pugnale fatato che contiene un veleno potentissimo; con questo colpirai il Minotauro e lui morirà “.

Teseo rimase colpito dall’ umanità e dalla bellezza della principessa e le promise: …“ cercherò di essere degno della tua fiducia e del tuo amore perche’ anch’io quando ti ho vista sono rimasto abbagliato dalla tua bellezza e dai tuoi capelli dorati. Se ritorno vincitore ti chiederò di sposarmi, vuoi? “

Arianna rispose: “Teseo, sarò felice di essere la tua sposa e il nostro amore ti farà tornare vincitore, ne sono sicura…”

All’alba del giorno dopo quando Teseo incatenato ai suoi compagni passò di lì, Arianna che si era nascosta dietro la roccia, nascostamente consegnò il filo e il pugnale a Teseo e lo seguì con lo sguardo finchè tutti non scomparvero nel sotterraneo e rimase nascosta tenendo il gomitolo. Appena entrarono le scale del Labirinto, Teseo cominciò a srotolare il filo del gomitolo che teneva Arianna, segnando così tutto il percorso fino alla comparsa del Minotauro.

Quando arrivarono nella sala centrale, sentirono dei mostruosi ruggiti finchè non apparve lui, il Minotauro, minaccioso con gli occhi iniettati di sangue e le pupille che roteavano scintille. Stava già per lanciarsi contro Teseo che era il primo della fila, ma il nostro eroe tirò fuori il coltello magico di Arianna e con un colpo ben assestato, lo abbattè pesantemente a terra; il Minotauro era ancora agonizzante quando Teseo chiamò a raccolta tutti i suoi compagni:

Teseo: fuggiamo, dobbiamo raggiungere le nostre navi prima che il re Minosse si accorga di quel che è accaduto e ci terrà prigionieri per sempre…”

Compagni: “…ma come potremo trovare la via giusta per poter uscire da questo orribile labirinto?”…….

Teseo “..seguite me..”

Così guidati dal prezioso filo di Arianna attraversarono i mille aggrovigliati corridoi del Labirinto sotterraneo fino a rivedere la luce della via d’uscita.

Arianna era ancora dietro la roccia che aspettava tremando di paura e temendo per la vita Teseo. Lui quando la rivide abbracciandola le disse :…” vieni mia diletta sposa, a te devo la mia vita, fuggi con me, la mia nave azzurra ci riporterà verso la libertà…”

La fanciulla senza nessun timore seguì il suo amore e quando la nave di Teseo prese la navigazione salutò la sua isola e silenziosamente chiedeva perdono a suo padre.

-”…padre ti chiedo perdono, ma dovevo salvare dalla sicura morte l’uomo che amo..”

Teseo le stava vicino e la consolava accarezzandole i lunghi capelli dorati.

Durante la navigazione, una notte, una tempesta terribile aveva sorpreso la nave azzurra mentre navigava verso Atene e quando tutti erano ormai storditi, la nave approdò sulla spiaggia di un’isola. Scesero tutti in attesa di poter riprendere il viaggio. Arianna sfinita da tutte quelle emozioni cadde in un sonno profondo. Quando dopo molte ore si svegliò, si ritrovò da sola in un isola deserta; cominciò a gridare e a piangere. Teseo l’aveva lasciata sola in quell’isola deserta ed aveva ripreso il viaggio verso Atene senza di lei!

Ma perché l’aveva fatto?…”..forse non era vero che amava Arianna dai capelli dorati ? oppure  un vortice di vento impetuoso l’aveva trascinata su quella spiaggia….” La povera principessa non lo seppe mai. Vagò in quell’isola per giorni senza cibo e in preda alla disperazione, finchè sfinita si addormento sopra un giaciglio di sabbia. Finchè Bacco passando con la sua nave su quelle rive, la vide e incantato dalla sua bellezza e dalla sua lunga chioma dorata, se ne innamorò e le chiese di diventare la sua sposa. La povera principessa piuttosto che la morte, fu contenta di accettare quella proposta.

Teseo intanto navigava verso Atene, orgoglioso di dimostrare al padre che aveva sconfitto il Minotauro e liberato il suo popolo. Ma preso dal suo smisurato orgoglio, si dimenticò di dare l’ordine di issare la vela bianca come gli aveva chiesto di fare suo padre Egeo se fosse tornato vincitore, così quando la nave azzurra entrò vittoriosa nel porto di Atene sul pennone c’era issata solo la vela nera. Il padre Egeo dall’alta torre vide quella vela e colto dalla disperazione gridò :”..la vela è nera! Mio figlio è morto!..” e vinto dal dolore si getto da quella torre nel mare che da quel giorno prese il suo nome: mar Egeo.

Quando Teseo entrò a corte, non trovò più suo padre ad onorarlo per la sua vittoria ma vi trovò solo pianto e desolazione e nessuno volle onorarlo. Era stato punito per la sua arroganza che era diventata anche cattiveria.