accadde…oggi: nel 1364 nasce Christine de Pizan, di Tommasina Soraci, recensione di Daniela Domenici

Christine de Pizan, la prima donna scrittrice di professione

Tra la fine del ‘300 e i primi decenni del ‘400 alla corte di Francia Christine de Pizan, di origine italiana, raggiunge il successo non grazie alle armi della seduzione ma alla sua cultura con opere di poesia e saggi che lei stessa si occupa di pubblicare e diffondere tra i lettori del tempo, nobili e aristocratici…scrittrice, curatrice, editrice delle sue opere Christine…punta a fornire alle donne, grazie alla sua esperienza di vita, le armi con cui raggiungere la consapevolezza della loro dignità di persone: lo studio e la cultura”: queste parole, tratte dalla quarta di copertina sintetizzano perfettamente chi sia stata Christine de Pizan, cosa abbia fatto e perché la studiosa Tommasina Soraci se ne sia occupata in questo suo saggio .

Prendo ancora in prestito dall’introduzione dell’autrice stessa: “Christine…non solo scrive ma vende le sue opere all’intellighenzia del tempo per mantenere tre figli, la madre anziana, una nipote povera: manager di se stessa, si è detto. Operazione non facile per una donna in ogni tempo e in ogni luogo ma particolarmente difficile nel contesto storico in cui vive…”: straordinaria Christine che ha la fortuna di crescere in un ambiente illuminato qual è la corte del re Carlo V, il sovrano “saggio” come viene da lei definito, al quale lei dedica “un’opera fondamentale nel contesto della sua produzione in quanto può, a buon diritto, essere considerata la prima opera specificatamente politica scritta da una donna”; e di avere come maestro suo padre Tommaso, astrologo e medico di cultura vastissima che intuisce le potenzialità della figlia facendola studiare. Christine è anche una donna che sa cos’è veramente l’amore perché, seppur brevemente, ha vissuto un matrimonio felice con Etienne che la lascia, purtroppo, vedova e con tre figli in giovane età. “…ma dal dolore emerge la donna concreta che si rimbocca le maniche…se alla fine ce l’ha fatta sa di doverlo a coloro che amandola l’hano aiutata a liberarsi dall’ignoranza, a suo padre, al saggio re, all’amore del marito…”.

L’opera considerata, a buon diritto, la summa del suo pensiero è “La cité des dames” che Tommasina Soraci traduce liberamente “la città delle donne” perché “…Christine stessa puntualizza più volte che è dedicata a tutte le donne, di qualunque condizione sociale, comprese le prostitute…”. E siccome Christine vuole che la sua opera si distingua anche sul piano letterario si ispira al modello del Decameron di Boccaccio che “aveva offerto una galleria di indimenticabili personaggi femminili” e da lui mutua il modello della narrazione a cornice ma “ne stravolge il punto di vista, enfatizzando lo spirito d’indipendenza delle donne e dribblando su tutti quegli elementi che potrebbero ricondurre alla misoginia tradizionale”.

Questa sua opera fondamentale “affronta tutti i temi che riguardano la condizione femminile in una visione volta costantemente alla città terrena per il cui buon funzionamento servono conoscenze e virtù, caratteristiche sia degli uomini che delle donne…” ma a lei “preme mettere in luce il ruolo delle donne per cui, proprio in un’ottica terrena, ribatte, capitolo per capitolo, agli attacchi portati all’universo femminile servendosi di esempi di done celebri tratti dalla tradizione classica e da quella cristiana, eroine dell’antichità e martiri…”: da donna grazie a Christine per il suo coraggio ante litteram e grazie a Tommasina per avercela presentata con questo suo saggio.