l’ultima nomade, di Shugri Said Salh, recensione di Loredana De Vita

“L’ultima nomade” (Mar dei Sargassi, 2022) è un romanzo di Shrugri Said Salh in cui tradizione, scontro tra culture diverse, Storia diventano un incontro spesso doloroso, ma che non fa perdere all’autrice il significato e il valore delle proprie radici poiché non sono queste a determinare la distanza, ma l’odio e il desiderio di potere.
Il romanzo narra la storia dell’autrice che, una delle tante vittime della guerra in Somalia, ha visto la sua vita modificarsi continuamente come se non avesse vissuto una vita sola, ma tante e diverse segnate sempre dalla necessità di sopravvivere all’orrore di cui si è vittime e non carnefici.
Nella lettura, chiara e immediata, il lettore può osservare i diversi livelli della storia di Shrugri Said Salh, perdersi persino in essi poiché c’è un dolore che accomuna “i nomadi” di tutto il mondo nel tentativo di trovare il proprio posto nel mondo.
L’autrice è “l’ultima nomade” nel senso che fu l’ultima della sua famiglia di appartenenza a condurre vita da nomade nel deserto della Somalia insieme alla sua “aeeyo”, la nonna, di cui avrebbe dovuto prendersi cura nell’idea di sua madre, ma dalla quale, invece, ha appreso il coraggio della resistenza.
Infatti, anche quando portata via dal deserto prima in orfanotrofio, poi a Mogadiscio, Galeyko, e altre località in fuga dalla furia della guerra, fino ad approdare, infine, in Canada dove svolge il lavoro di infermiera, l’autrice non dimentica gli insegnamenti del deserto e lo sguardo oltre l’orizzonte tipico delle proprie radici.
È un racconto doloroso, confrontarsi nel quotidiano con la realtà della crudeltà della guerra oltre ciò che di essa si racconta, non può essere facile. Essere sradicati, separati, puniti per le proprie origini non è certo un modo sereno per affrontare il quotidiano, eppure, c’è nell’autrice la serenità e la volontà di accogliere la speranza e di renderla attiva nella costruzione di sé nel suo nuovo mondo.
Significativo è anche il racconto delle tradizioni, delle violazioni culturali cui le donne erano sottoposte, il racconto, cioè, di una dimensione umana con i suoi pro e contro, i suoi deficit e intemperanze, ma anche con la tradizione delle narrazioni accanto al fuoco per tramandae il significato della cultura di un popolo.
Un romanzo bello, sigificativo sia per imparare qualcosa sulla storia e la cultura della Somalia, sia per confrontarsi con un dolore che non piega su se stessi, ma diventa coraggio e perseveranza nella vita.