l’ultimo abbraccio, di Tiziana Mignosa

Ho avuto fiducia
come la spugna crede all’acqua quando ha sete
ma mentre le mie orecchie
e tutte le fragilità che hai saziato sorridevano felici
il mio sentire in direzione opposta mi muoveva
.
Volevo il sole
e di questo mi parlavi
-ti avevo donato le chiavi-
ma tra le tue parole e ciò che percepivo
c’era quella vastità salvifica che divide sempre i poli opposti
.
E intanto il Cielo mi osservava
mentre mi districavo incerta
tra ciò che volevo veramente
e l’incapacità di affermare quel sano NO
che così tanto faticava a venir fuori
.
Il ruolo che continuavi a interpretare
non abbracciava la limpidezza del ruscello
-come credevo-
eppure il timore di perdere quel nulla
continuava a soffiarmi quintali di oblio sugli occhi
.
Ma poi il tempo ha maturato i frutti e la bilancia
pendendo spudoratamente sull’unico piatto  veritiero
come se fosse acqua gelida di montagna
mi ha destato malamente
su una realtà dura come il marmo
.
E i petali di rosa allora
si sono fatti spine aguzze
e l’odore così tanto amato tanfo insopportabile
che prima mi ha smembrato
e poi dall’incantesimo mi ha sciolto
tiziana mignosa
giugno duemilaventitre