cuore di ghiaia, di Abdulrazak Gurnah, recensione di Loredana De Vita

“Cuore di ghiaia” (La nave di Teseo, 2023) di Abdulrazak Gurnah è un romanzo che trascina dalla prima all’ultima parola in una dimensione che cala ciascuna persona in una malinconica realtà che fa parte dell’esistenza di tutti.
Una malinconica narrazione che, però, avvince e guida il lettore a spogliare il proprio pensiero dalle apparenze e dalla negazione di verità e dall’indifferenza, poiché ciascuno, nella propria realtà, ha un cuore migrante.
Gurnah ci guida nella storia di Salim, narrata in prima persona, e del suo peregrinare alla ricerca di una paternità che non crede di tovare in suo padre, Masud, come non nella famiglia che lo porta con sé a Londra da Zanzibar, né nelle relazioni amicali ed affettive che prova a costruire, come non nella terra natia come non in quella che lo accoglie.
Salim non è solo un ragazzo che deve “adattarsi” a vivere in un contesto culturale diverso dal proprio di origine, dal doversi abituare a un ambiente freddo e distante come all’uso quotidiano di strumenti come le posate che creano distanza tra sé e il cibo quasi che nei minimi dettagli sia chiaro che nessuna vicinanza all’altro possa essere pienamente consentita.
Così, Salim, affronta gli studi, la solitudine, l’abbandono anche da parte dello zio Amir, fratello di sua madre Saida, che via via gli appare per quello che è e non per quello che aveva immaginato che fosse. Salim, senza capire che cosa sia successo e perché il padre, improvvisamente, abbia abbandonato la famiglia, intuisce che c’è una storia sotterranea, ma non riesce a comprendere quale e, se da una parte vorrebbe conoscerla, dall’altra la teme. Vive così, le sue giornate in una solitudine interiore profonda che potrebbe indurlo ad abituarsi alla sua condizione precaria senza che riesca a chiedersi di dare il meglio di sé nella sua vita.
Poi, la morte della madre, lo riporta nella sua terra di origine e sembra che apra nuovi spiragli di conoscenza. Il ritorno, cioè, non può essere solo un grido di morte, ma un anelito di vita che lo conduca a scegliere se restare o tornare ad andare. Il racconto del padre svelerà ogni verità nascosta rivelando quanto ciò che appare possa essere profondamente diverso da ciò che è. Avrà, infine, Salim trovato la sua casa? Quale la sua scelta?
Se l’incipit della storia è di una drammaticità profonda «Mio padre non mi voleva.», la sua conclusione (che per ovvie ragioni non cito) è altrettanto inquietante.
Riuscire a essere se stessi non è facile, ovunque ci si trovi, qualsiasi la cultura e il colore della propria pelle, qualsiasi la condizione sociale ed economica, ciò che conta è scegliere di avere una vita.
“Cuore di ghiaia” (La nave di Teseo, 2023) di Abdulrazak Gurnah è un libro che suggerisco, metodico e pacifico, rilassante nella scrittura mite ma diretta, ottimo per ampliare i propri orizzonti e la capacità di lettura del nostro tempo presente.