La bambina di cera, di Roberta Castelli, Golem edizioni 2022, recensione di Daniela Domenici

Nel giro di pochi giorni ho avuto il piacere di leggere e recensire tutte e tre i romanzi gialli di Roberta Castelli, straordinaria scrittrice siciliana, seppure non in ordine cronologico di scrittura. Dopo “Il delitto di via Etnea”, il più recente, e “La traccia del pescatore”, il primo,

https://danielaedintorni.com/2023/08/25/il-delitto-di-via-etnea-di-roberta-castelli-fratelli-frilli-editori-2023-recensione-di-daniela-domenici/

https://danielaedintorni.com/2023/08/27/la-traccia-del-pescatore-di-roberta-castelli-golem-edizioni-2020-recensione-di-daniela-domenici/

ho letto (anche questo in un soffio) e amato “La bambina di cera”, la seconda indagine del commissario Vanedda nella città immaginaria di Lachea, nei dintorni di Catania. Anche in questa nuova storia immaginata da Castelli ritroviamo il suo variegato ma affiatatissimo staff, il compagno Gerlando, il padre del commissario, il prof. Gregorio, affettuoso vicino e consigliere, la signora Carmela e la signora Cettina; a loro si aggiungono i/le tanti/e sospettati/e per le due morti, una delle quali alquanto particolare (a cui si riferisce il titolo), ognuno/a di loro potrebbe essere colpevole ma solo alla fine, dopo tanti e diversi interrogatori, arriverà il colpo di scena che scagionerà chi sembrava esserlo: bravissima!

Anche questo libro è un inno d’amore per la Sicilia, per la sua lingua, per i suoi cibi e le sue bevande, per le sue usanze, per i paesaggi descritti con dettagliata passione, per la sua cultura; Castelli riesce comunque a essere abbastanza obiettiva e a vedere e parlare anche ciò che non funziona perfettamente, soprattutto la necessità di emigrare dalla propria terra in cerca di occupazioni migliori lasciando il cuore nell’isola.