come un salvagente, di Dario Leone e don Nicola Florio, recensione di Loredana De Vita

“Come un salvagente” (Nulla die, 2023) di Dario Leone e Don Nicola Florio è un dialogo epistolare non solo tra due persone, ma tra due mondi, quello di un sacerdote cattolico e quello di un sociologo marxista, che si rivelano scoprendo i punti salienti di una relazione tra diversi non solo possibile ma necessaria.
I due dialoganti, Leone e Florio, non si pongono con acrimonia l’uno verso l’altro, ma con la potenza comunicatrice di chi nel mettere in discussione il mondo dell’altro sta, in realtà, mettendo in discussione se stesso.
Difatti, l’obiettivo del testo non è quello di trovare le discrepanze tra un pensiero e l’altro, ma, piuttosto, quello di cercare le convergenze, quei punti dai quali partire lasciando da parte le ideologie e cominciando a mettere al centro la persona.
Ho trovato molto interessante questo aspetto; di solito, infatti, si discute “sulla” persona, come se questa fosse oggetto di indagine, in questo caso, invece, si parla “della” e “con” la persona che, da oggetto diventa soggetto propositivo di ogni indagine che possa riferirisi al nostro tempo contemporaneo.
Non basta, cioè, essere delusi del e dal quotidiano, ma è necessario costruire sulla delusione e da essa trarre nuovi stimoli per aprire nuovi dialoghi inclusivi e non giudicanti le diversità e i differenti modi di relazionarsi tra persone nel tempo e oltre di esso.
Se è vero che nessuno si salva da solo, come potersi salvare insieme? È davvero possibile marciare sulle proprie certezze senza accorgersi delle certezze degli altri? E i dubbi? I dubbi, reciproci o relativi il pensiero e il pensato, possono davvero essere circoscritti da etichette che definiscono gli uni come diversi, opposti, distanti dagli altri?
Allora, ecco che Dario Leone e Don Nicola Florio, pongono in evidenza alcuni dei punti di incontro essenziali tra le diversità tali che possano fare da congiunzione tra ciò che, apparentemente, è troppo lontano per essere compreso: la fragilità, la solitudine, la paura, il senso di abbandono, ma anche il potere della comunità e della condivisione, dell’uguaglianza, dei valori morali che rendono concreta l’etica del dialogo.
È possibile un mondo migliore? Sì, lo è. Lo è nella misura in cui ciascuna persona superi il pregiudizio spesso presupponente delle proprie uniche certezze e si ponga in dialogo. L’altro, allora, diventa «come un salvaggente» non solo per aggrapparvisi e cercare la comune salvezza, ma per seguire insieme, nonostante la diversità dei modi e degli stili e delle idee che li sottendono, l’unica corrente che ha assoluta ragione di essere: il bene della persona umana.
Dario Leone e Don Nicola Florio in “Come un salvagente” (Nulla die, 2023) affrontano con semplicità e ciascuno con il proprio linguaggio e riferimenti culturali, temi essenziali del nostro tempo e, pur non dettando nessuna soluzione unica, offrono il proprio contributo per mettere in rilievo ciò che davvero conta da ciò che non lo fa indicando quello che davvero ha senso e contenuto in un’epoca trascinata dalla superficialità apparente e virtuale con la quale abbiamo sostituito l’essenza “dell’essere” e non “dello stare” nel nostro tempo. Lo suggerisco.