Juliana Seraphim, di Paola Naldi

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Il surrealismo, movimento che mi appassiona molto, ha sue importanti esponenti anche nel devastato mondo palestinese.
Juliana Seraphim nasce a Jaffa in Palestina nel 1934.
Nel 1948, in seguito alla Naqba (esodo palestinese), riesce a fuggire in Libano con la famiglia e si rifugia a Sidone. Una volta stabilitasi nella capitale, Beirut, lavora nell’assistenza ai rifugiati e contemporaneamente segue corsi d’arte
Il Libano in questo periodo ha un vivace mondo culturale: fioriscono tutte le forme artistiche con un’apertura internazionale.
Frequenta l’Accademia libanese di Belle Arti e segue corsi privati.
Ottenuta la cittadinanza libanese, riesce a recarsi in Europa per perfezionarsi, grazie a borse di studio francesi, italiane e spagnole. Va a Firenze, Parigi e Madrid.
La sua arte è surreale e fantastica, un mondo di sogno slegato dalla realtà terrena.
La sua attenzione è in gran parte per le donne, contestando la dipendenza che in molti contesti hanno nei confronti dell’uomo.
Il surrealismo le permette di guardare al mondo al di fuori delle regole costituite.
Le donne sono dipinte con colori tenui, in cui è onnipresente l’elemento floreale: le donne diventano fiori e i fiori diventano donne. Intende forse sottolineare la complessità, delicatezza e bellezza propri dell’identità femminile.
Troviamo poi immagini di sogno che si collegano a ricordi, come quelli degli affreschi sbiaditi di esseri alati, presenti sul soffitto della casa del nonno a Gerusalemme.
Vive in un momento in cui la spiritualità, l’esplorazione di forme alternative e la lotta per la libertà sono centrali nei movimenti sociali, politici e artistici.
Rappresenta per tre volte la nazione libanese: alla biennale di Parigi, a San Paolo in Brasile e ad Alessandria d’Egitto.
Durante e dopo la guerra civile libanese (1975-1990), fa la spola tra Parigi e Beirut.
Oltre che pittrice, è disegnatrice, illustratrice di libri e incisore.
Alcune opere sono esposte al Metropolitan Museum di New York, al Museo della città di Viareggio, al Museo del Surrealismo di Parigi, alla Galleria di Belle Arti della Giordania e in varie Fondazioni di Beirut.
Altri lavori sono sparsi tra Francia, Libano e Giordania.






