KENOJUAK ASHEVAK, di Paola Naldi

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L’arte non conosce limiti e anche tra le inospitali e affascinanti terre dell’Arcipelago Artico Canadese troviamo un’artista eccezionale. Questa donna ha superato una doppia marginalità: emergere in un contesto ancora dominato da figure maschili e farlo da una periferia del mondo, lontana dall’art system occidentale, con la sua idea di superiorità.
KENOJUAK ASHEVAK nasce in un igloo (casa di ghiaccio) in un campo inuit (Ikirasaq) nel 1927, sulla costa meridionale dell’isola di Baffin. Il padre è un cacciatore e commerciante di pellicce, ma anche uno sciamano.
Il nome assegnatole è quello in ricordo del nonno paterno, perché in base alla tradizione della sua gente, l’amore e il rispetto, dati al nonno durante la sua vita, possono così passare alla nipote.
Kenojuak ha anche un fratello e una sorella.
Gli INUIT (=uomini) sono un popolo che vive nelle regioni costiere artiche e subartiche dell’America settentrionale. Non possiedono il concetto di possesso e proprietà privata. Sono abituati ad autogestirsi, senza una struttura politica definita.
Il padre viene assassinato nel 1933, quando lei ha 6 anni, durante la caccia, essendo entrato in conflitto con dei convertiti al cristianesimo.
Di suo padre conserva il ricordo di un uomo gentile, capace di interagire con l’ambiente in cui vive, avendo capacità quasi magiche.
Trasferitasi con la famiglia nella casa della nonna materna, impara i mestieri tradizionali, come preparare le pelli di foca e fare vestiti impermeabili cuciti con tendini di caribù.
A 19 anni vengono organizzate le sue nozze con un cacciatore locale, Johnniebo Ashevak, che inizialmente respinge, ma poi accetta, perché si dimostra gentile e la lascia libera di dedicarsi alla passione artistica.
Kenojuak è una delle prime donne inuit che inizia a disegnare. Lavora con grafite, matite colorate e pennarelli, occasionalmente usa vernici, acquarelli e acrilici.
Nel 1950, a 23 anni, le viene diagnosticata la tubercolosi e sino al 1955 rimane al Parc Savard Hospital di Quebec. Durante il recupero impara a fare bambole e lavori con le perline, destando l’interesse di un commerciante d’arte.
Nel 1959 con altri artisti di Cape Dorset fonda la West Baffin Eskimo Cooperative per aspiranti artisti inuit, che permette occasioni di formazione e lavoro, la possibilità di una vita diversa, oltre la precarietà legata alle attività di caccia nei rigidi inverni artici. La cooperativa ha infatti rapporti con gallerie, musei e professionisti interessati all’arte inuit.
L’artista e designer canadese James Archibald Houston, grazie ai suoi costanti contatti con il popolo inuit, fa conoscenza con questa artista autodidatta e si interessa al suo immaginario genuino, delicato e innovativo. Le insegna a incidere la pietra e l’arte della litografia.
Kenojuak crea così molte sculture in pietra ollare, migliaia di disegni, incisioni e stampe, che vengono fatte conoscere e ricercate da musei e collezionisti.
Nel 1963 diventa soggetto di un documentario, che riprende lei, la sua famiglia e la vita tradizionale sull’isola di Baffin: Eskimo Artist: Kenojuak. Con i soldi guadagnati il marito è in grado di acquistare la sua canoa e diventare un cacciatore indipendente.
Nel 1966 la coppia si trasferisce a Cape Dorset, perché i figli possano frequentare la scuola.

Nel 1972 muore il marito.
Nel 1973 Kenojuak si risposa con Etyguyakjua Pee, che muore nel 1977.
Nel 1978 diventa moglie di Joanassie Igiu.
Ha avuto 11 figli dal primo marito e ne ha adottati altri 5: purtroppo 7 sono morti in tenera età.
La sua fama pian piano si diffonde e nel 2004 crea la vetrata per la Cappella di John Bella Oakville, Ontario.
Molte le onorificenze ricevute, premi alla carriera e una laurea honoris causa.
Muore di cancro ai polmoni nel 2013.
L’artista ha uno stile particolare: dipinge figure umane, animali ed elementi naturali in modo quasi astratto, fiabesco, traendo ispirazione dalla natura selvatica del suo ambiente.
Usa linee sinuose e accostamenti fantastici.















