Ristretti nell’indifferenza, testimonianze dentro e fuori il carcere, a cura di Emma Zordan, Iacobelli editore 2023, recensione di Daniela Domenici

Non potevo non leggere questo libro curato da Emma Zordan, suora e volontaria da tempo nel carcere romano di Rebibbia, perché sono stata volontaria per due anni, con l’art.17, nel carcere di Augusta (SR) e docente d’inglese alle superiori per un anno nel carcere fiorentino di Sollicciano; dalla prima esperienza è nato il mio saggio “Voci dal carcere” in cui ho raccolto tutte le lettere, cartacee naturalmente, con poesie, fiabe e riflessioni di persone detenute in varie carceri italiane che ho ricevuto e che ho trascritto fedelmente.
Ringrazio di vero cuore suor Emma per quello che fa a Rebibbia e per aver raccolto questi scritti, sul tema dell’indifferenza, di persone attualmente detenute, di altre che lo sono state, di volontari/e e, per concludere, della garante per i diritti delle persone private della libertà per la città di Roma; vorrei estrapolare una quantità innumerevole di riflessioni ma non basterebbe una pagina di recensione, vi invito a leggerlo. Ognuno/a di loro ha provato a dire cosa sia l’indifferenza, che è già di per sé un atteggiamento negativo e distruttivo, se poi è vissuta da ristretti/e tra le mura di una struttura detentiva è ancora più deleteria.
L’art. 27 della nostra Costituzione dice che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del/la condannato/a”, dovrebbe essere questo lo scopo della detenzione, rieducazione per uscire persone migliori, ma non sempre purtroppo accade.
Mi ha fatto piacere trovare tra le tante testimonianze raccolte da suor Emma anche quella dell’amico Carmelo Musumeci che ho avuto il piacere di conoscere de visu dopo aver recensito i suoi libri (che si trovano nel mio sito) ed esserci scritti quando ancora era ristretto, lo è stato per 27 anni durante i quali è riuscito a conseguire ben tre lauree.
Ringrazio la casa editrice Iacobelli (con cui collaboro da tempo come bibliorecensora) per aver scelto di pubblicare questo libro così scomodo ma assolutamente necessario per capire un po’ di più il mondo del carcere che è sempre nel mio cuore e di cui parlo quotidianamente a scuola.