Il fiore di Fahranaz, di Yaprak Öz, traduzione dal turco di Nicola Verderame, edizioni Le Assassine 2023, recensione di Daniela Domenici

Ho appena finito di leggere “Il fiore di Fahranaz”, il nuovo thriller dalla casa editrice Le Assassine, che pubblica gialli scritti da autrici straniere, sia ancora viventi che non; nonostante la mole, più di 300 pagine, si legge in un soffio in primis per la perfetta traduzione dal turco di Nicola Verderame (grazie per il glossario finale…), poi per la trama assolutamente originale, accattivante e affascinante, e ancora per lo splendido stile narrativo dell’autrice.

L’unica leggera impasse, che però si supera dopo poco, è abituarsi ai nomi, naturalmente turchi, delle/i tante/i protagoniste/i che ruotano intorno a Yildiz Alatan, la straordinaria sarta detective che riuscirà, grazia alla sua caparbietà e al suo intuito, a risolvere i due omicidi che avvengono nel quartiere di Zonguldak, in cui vivono alcune famiglie legate alla miniera, nel 1979.

Perfetto l’escamotage di immaginare che Barrak, la nipote di Yildiz, trovi il manoscritto mai pubblicato di questo romanzo della nonna e decida di darlo alle stampe, ne vale davvero la pena perché è un Giallo con la G maiuscola a tutti gli effetti e ci si innamora sin da subito di questa formidabile sarta detective che dice “sì, sono una casalinga, una sarta, una moglie, madre e moglie affezionata, una vicina affabile. Per tutto il quartiere sono Yildiz Abla, l’eroica detective di questa cittadina di provincia. Chissà, forse un giorno sarò ricordata come scrittrice…